Visite e interventi, si spinge sull’acceleratore: da settembre gli ospedali a regime
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In un campo di grano Foto del Giorno In un campo di grano

Il momento
più bello
dello sport
italiano

di Marco Sanfilippo
Il momento più bello dello sport italiano

«Citius, altius, fortius. Communiter» è il motto olimpico in latino: «Più veloce, più in alto, più forte. Insieme». Ebbene, l’Italia ha l’uomo più veloce del mondo, Marcell Jacobs, il texano di Desenzano, e l’uomo che salta più in alto, «cavallo pazzo» Gianmarco Tamberi. E il nostro Paese è più forte. Insieme ai suoi due formidabili atleti. È l’estate più incredibile per lo sport azzurro. Esattamente tre settimane fa l’Italia si era riversata in strada ebbra di felicità per il trionfo della Nazionale di calcio, che nello stadio londinese di Wembley aveva piegato ai rigori l’Inghilterra nella finale dell’Europeo (dopo 53 anni di attesa), giorno nel quale, a pochi km di distanza, il tennista Matteo Berrettini, primo italiano ad approdare nella finale del torneo più prestigioso in assoluto come Wimbledon, aveva lottato come un leone perdendo contro un mostro sacro come Novak Djokovic. Era già un’estate da impazzire, un’estate in cui l’Italia si stava e si sta strenuamente liberando dell’incubo del Covid.

Un’alleanza
che tiene
non significa
buona salute

di Roberto Chiarini
Un’alleanza che tiene non significa buona salute

Mancano ancora due anni alla fine della legislatura e di questi tempi due anni in politica sono un’eternità. Avanzare perciò una previsione sul voto del 2023, è un esercizio, più che azzardato, avventato. Restiamo fermi all’oggi. A dar ascolto ai sondaggisti, tra i due poli quello che sta peggio è il centrosinistra. I Cinquestelle, da quando Conte è stato sloggiato da Palazzo Chigi, soffrono di una sorta di sindrome dell’orfano. Faticano a riconciliarsi con l’idea che non si può vivere solo di nostalgia, che il governo Draghi non è un incidente di percorso, che l’ex presidente della Bce non è un inquilino abusivo né transitorio del palcoscenico nazionale, ma che anzi ne è diventato il protagonista principale.

Fa il «pendolare» tra Clusone e Buenos Aires inseguendo l’estate

di Andrea Taietti
Fa il «pendolare» tra Clusone e Buenos Aires inseguendo l’estate

Clusone-Buenos Aires andata e ritorno, costantemente in viaggio e sempre al sole. È questa la vita che Federico Merletti, 35 anni, originario di Clusone, ha scelto per sé. Una vita che in qualche modo ripercorre annualmente quel viaggio fatto ormai tanto tempo fa dai suoi nonni materni, nel secondo dopoguerra (l’andata) e a fine anni ’70 (il ritorno), e durato però, a differenza di quelli di Federico, anni e anni. «Ho vissuto a Clusone fino all’età di 20 anni – racconta – e successivamente con la mia famiglia ci siamo trasferiti nel vicino comune di Rovetta, dove risiediamo tuttora. Io, però, da diversi anni vivo sei mesi in Italia e sei in Argentina. Fin da piccolo mi è sempre piaciuto il lavoro ed è per questo che ho iniziato a lavorare da giovane, finite le medie, nel settore edilizio e poi successivamente come giardiniere. La passione per l’Argentina mi accompagna fin dall’infanzia, dato che mia madre è nata e cresciuta a Buenos Aires e parte della mia famiglia è rimasta a viverci».