La Lombardia rimane arancione (rafforzato) L’annuncio del presidente Fontana
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Dimissioni tattiche
Pd, grande debolezza

di Andrea Ferrari
Dimissioni tattiche Pd, grande debolezza

Le dimissioni di Nicola Zingaretti dalla carica di segretario del Pd, annunciate su Facebook e non ancora formalizzate, hanno un forte sapore tattico. Così del resto molti hanno interpretato una mossa che appare destinata a «spiazzare» i numerosi avversari interni del Governatore del Lazio. Zingaretti dice che si dimette perché «si vergogna» del fatto che all’interno del Pd si stia parlando «di poltrone» in un momento tanto drammatico per l’Italia. Aggiunge che, siccome è lui il «bersaglio» delle critiche, fa «l’ennesimo atto» per mandare avanti la baracca e si toglie di mezzo. Da notare che l’aggettivo «irrevocabili» non compare mai accanto alla parola dimissioni e che Zingaretti rimette all’Assemblea nazionale del Pd, già convocata per il 13 marzo e annunciata come una resa dei conti tra le correnti, «le decisioni più opportune e utili» per il partito. Facile dunque sospettare che Zingaretti voglia, con questo annuncio, sollevare un coro di «resta con noi» da parte dei suoi sostenitori, prendere in contropiede la minoranza degli ex renziani e farsi rieleggere proprio all’Assemblea del 13 con più forza di quanto abbia ora. E questa è la tattica.

Bergamo e Brescia
Rinascere dopo il Covid

di Camilla Bianchi
Bergamo e Brescia Rinascere dopo il Covid

Nel giorno in cui la Lombardia si scopre di un arancione più scuro, tendente al rosso, i sindaci di Bergamo e Brescia si sforzano di immaginare un futuro roseo scommettendo sul 2023, quando le due città, insieme, saranno Capitale italiana della Cultura. Un titolo che rappresenta un’occasione di rilancio non solo culturale, avvertono Gori e Del Bono. I primi cittadini usano volutamente parole come «rinascita» e «sviluppo» per indicare un’opportunità da non lasciarsi scappare. Se da un lato fa specie sentire parlare del futuro che verrà quando ancora si combatte contro un nemico invisibile, teatri e cinema sono chiusi da un anno e i musei aprono a singhiozzo, dall’altro immaginare una ripartenza regala speranza. Il percorso parte in discesa, perché il titolo è acquisito, non c’è gara. Il Parlamento ha deciso l’assegnazione congiunta del riconoscimento alle due città lombarde più duramente colpite dalla pandemia.

Bergamo, mola mia
Così è nato il video
che ha fatto
il giro del mondo

di Andrea Taietti
Bergamo, mola mia Così è nato il video che ha fatto il giro del mondo

Docente all’Università di Las Vegas. «Ho raccolto le voci dei bergamaschi oltre confine per far sentire la vicinanza alla nostra città ferita». È passato un anno da quando il Covid-19 è arrivato e ha travolto la bergamasca come uno tsunami. Quello che è successo nei mesi successivi lo abbiamo ancora tutti ben impresso nella mente, negli occhi e nel cuore. Nessun bergamasco potrà mai dimenticare ciò che abbiamo vissuto. Nemmeno quelli che vivono all’estero e che il dramma lo hanno vissuto da lontano, con un senso di impotenza e paura forse ancora più amplificato proprio per la lontananza da casa e dalla famiglia. Sono stati mesi terribili, che avranno conseguenze sulle persone a lungo nei prossimi anni.