Rianimazione, un mese senza ricoveri «Mascherine e distanze servono ancora»
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Le rose di maggio Foto del Giorno Le rose di maggio

La sanità di vicinanza
I rimedi impopolari

di Silvio Garattini
La sanità di vicinanza I rimedi impopolari

L’entusiasmo dei primi anni dopo la legge istitutiva del Servizio sanitario nazionale (Ssn) aveva delineato una struttura ospedaliera molto diffusa. L’idea - un po’ ingenua - dell’inizio era di mettere a disposizione di tutti qualunque servizio medico secondo il criterio della «vicinanza». L’ideale era cioè che i servizi fossero non solo disponibili, ma anche facilmente accessibili e quindi vicini dal punto di vista della localizzazione. Intanto, nel tempo, la tecnologia è divenuta sempre più complicata, richiedendo non solo nuove attrezzature scientifiche ma anche personale specializzato: non più solo medici, quindi, ma anche ingegneri, fisici, informatici. Finché è stato possibile si è operato con l’idea di poter equipaggiare tutti gli ospedali, anche quelli periferici, con molte attrezzature. In molti casi le attrezzature non le ha pagate il Ssn, ma alcuni benefattori, dimenticando però che le attrezzature non lavorano da sole ma hanno bisogno di personale specializzato.

Il rilancio dell’Italia
dagli aiuti per l’Europa

di Mario Comana
Il rilancio dell’Italia dagli aiuti per l’Europa

Credo che quest’anno il commento alle considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia debba iniziare dagli elementi positivi: i punti di forza del nostro sistema che Visco ha voluto richiamare, forse anche come sprone ad affrontare gli impegni e le difficoltà che ci aspettano. È importante avere la consapevolezza che le infrastrutture di rete hanno tenuto, il sistema manifatturiero è flessibile e competitivo, il debito estero è pressoché nullo e la bilancia commerciale è positiva; la ricchezza delle famiglie è più alta che in Europa mentre il debito delle imprese e dei privati è inferiore alla media continentale. E ancora, il sistema finanziario affronta la sfida del post Covid partendo da basi molto più solide di quelle in cui si trovava al momento della crisi finanziaria globale. Troppe volte lamentiamo le pur numerose lacune e debolezze del nostro Paese e l’entità dello sforzo per il rilancio dell’economia e della società, così tante volte che rischiamo di perdere la fiducia nelle capacità di un sistema che possiede risorse, non solo economiche, invidiabili e invidiate da tanti concorrenti nel mondo.

Da Santa Lucia
ad Aquisgrana

di Andrea Taietti
Da Santa Lucia ad Aquisgrana

«La mia non è stata una fuga dall’Italia, non sono stato obbligato a trasferirmi all’estero. È stata una scelta consapevole, dettata da diversi fattori, tra i quali anche il lavoro, ma volendo avrei potuto tranquillamente rimanere a lavorare nel nostro Paese senza problemi». È lo stesso Luigi Villa, quarantaduenne originario di Bergamo, quartiere Santa Lucia, a sottolineare come la sua decisione di vivere e lavorare in Germania dal 2009 non sia da catalogare come la classica «fuga di cervelli». «Dopo essermi diplomato al liceo scientifico Mascheroni - racconta - e aver frequentato il corso di laurea in medicina a Pavia, con specializzazione in Nefrologia, ho vinto una borsa di studio per un dottorato di ricerca che ho svolto in Germania, nel Policlinico universitario di Aquisgrana, uno dei centri più famosi e importanti per la ricerca nefrologica»