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Giustizia se decide
l’umore del popolo

di Andrea Valesini
Giustizia se decide l’umore del popolo

Giovedì scorso alla Camera si è scatenata una bagarre durante l’esame del disegno di legge di riforma costituzionale sul referendum propositivo. Il Pd ha abbandonato l’Aula, dopo che il presidente Roberto Fico aveva respinto la richiesta di espellere il deputato M5S Giuseppe D’Ambrosio, per aver mimato il gesto delle manette nei confronti di un collega del Pd. Mentre uscivano dall’Aula, Fico si è rivolto agli esponenti Dem con un «arrivederci», visto che, ha spiegato, «mi state salutando» (salvo poi scusarsi). A quel punto sono stati lanciati dei fogli contro il presidente dell’Assemblea. La bagarre ha fatto ovviamente notizia, invece del funzionamento del nuovo strumento consultivo voluto da 5 Stelle e Lega e dei pericoli connessi. In particolare il referendum propositivo può intervenire anche in materia penale. I cittadini avrebbero ad esempio la possibilità di approvare leggi che aumentano le pene per determinati reati o che modificano i meccanismi processuali.

Trump e gli altri
Il muro nel voto

di Fulvio Scaglione
Trump e gli altri Il muro nel voto

Come ormai è chiaro, la questione del muro al confine con il Messico, così cara a Donald Trump e così invisa ai democratici e agli oppositori in genere, non vale per ciò che è ma per ciò che rappresenta. Detto con parole più spicce, il famoso muro è il primo capitolo di una campagna elettorale che sarà lunghissima e che si concluderà solo con le elezioni presidenziali del 2020. Trattandosi soprattutto di propaganda, sia il presidente sia l’opposizione democratica, che ha la propria roccaforte nella Camera dei rappresentanti, spendono dosi abbondantissime di retorica e ipocrisia. Lo scontro si è aperto quando Trump ha dovuto presentare la legge di bilancio, che prevedeva tra l’altro un investimento di 8 miliardi appunto per la costruzione del muro.

Passo Champions
Con il Milan si può
gettare la maschera

di Andrea Benigni
Passo Champions Con il Milan si può gettare la maschera

Profumo di Campioni nella domenica uggiosa dello stadio di Bergamo. Qualche ora dopo la delusione di Sofia Goggia, solo 15ª nella discesa dei Mondiali svedesi di Are, ma schietta come sempre, anche ad ammettere che «non ho interpretato bene la pista», l’Atalanta ci ha restituito il sorriso con una zampata che autorizza, forse come mai prima di domenica, di sognare la Champions League: il passo nel girone di ritorno è quello, lo dicono i numeri.

Jennifer da Rovetta ad Amsterdam
Miglior assunta in un’azienda di 30enni

di Michela Gaiti
Jennifer da Rovetta ad Amsterdam  Miglior assunta in un’azienda di 30enni

Dalla Val Seriana ai Paesi Bassi a 25 anni lavora in una grande multinazionale. Nel 2018 il premio: «Servono impegno e costanza». Lingue orientali sapevo già che un’esperienza al di fuori dell’Italia l’avrei fatta. Durante il liceo ho capito che amavo l’inglese: a 17 anni infatti ho fatto una vacanza studio di un mese in America, e mi sono resa sempre più conto di amare la lingua e la cultura inglese». Non sapeva dove quella passione per l’inglese l’avrebbe portata, ma Jennifer Vischetti, 25enne originaria di Rovetta, era ben consapevole che il destino l’avrebbe portata all’estero. Al termine della laurea triennale, conseguita nel novembre del 2015, presso l’Università degli Studi di Bergamo si presenta la vera occasione per partire.

Se le lancette dell’orologio
della storia tornano indietro

di Diego Colombo
Se le lancette dell’orologio  della storia tornano indietro

C’è un’immagine che, a noi ragazzi degli anni Sessanta, è rimasta indelebile. Reykjavik, 1986, vertice tra Reagan e Gorbaciov. Il presidente sovietico arriva all’appuntamento addirittura in anticipo. Reagan glielo fa notare. Il russo consulta l’orologio. Quando ci si incammina davvero per la via della pace, non si indugia.