La famiglia, strumento capace
di innovare fortemente la società

Dieci anni fa, con l’approvazione da parte del Consiglio regionale della legge n.23 “Politiche regionali per la famiglia” venne dato pieno riconoscimento alla famiglia non più concepita come sola destinataria di servizi ma come entità attiva nel processo di produzione di tali servizi.

Con la sua emanazione, Regione Lombardia decise di percorrere un cammino radicalmente nuovo nel campo delle politiche sociali ponendo il nucleo familiare al centro di un sistema che lo vede soggetto di riferimento nella applicazione del principio di sussidiarietà, nella convinzione che non era più possibile immaginare una società dotata di forti aggregazioni sociali senza una famiglia al centro di esse.

Sono le premesse con cui il presidente Pietro Macconi (An-Pdl) ha introdotto i lavori di un convegno promosso dalla III Commissione consiliare “Sanità e assistenza sociale” che al Centro Congressi di Via Papa Giovanni XXIII a Bergamo ha ripercorso il decennio di applicazione della legge e ne ha tracciato le prospettive per il futuro con gli interventi dei consiglieri regionali Battista Bonfanti (Centro-sinistra per la Lombardia), Carlo Saffioti (Fi-Pdl) e Sara Valmaggi (Pd), del Direttore generale dell’Asl di Bergamo Roberto Testa e degli assessori Leonio Callioni (Comune di Bergamo) e Domenico Belloli (provincia di Bergamo).

“La famiglia, lasciata libera di esprimersi e di operare responsabilmente – ha detto Macconi - è capace di innovare fortemente la società, di creare nuovi servizi che hanno specifiche caratteristiche, di costruire risposte in funzione delle diverse necessità socio-economiche e socio-demografiche. Riconoscendo quindi alla famiglia un ruolo strategico nella società – ha aggiunto – con questa legge si è passati concretamente da un concetto di welfare state ed una più adeguata welfare community dove il baricentro delle risorse si sposta dallo Stato alla società civile. La “nuova risorsa” in cui famiglia, terzo settore e privato sociale sono gli elementi propulsivi del sistema di rete”.

Dal 2000 ad oggi, è stato detto durante il convegno, attraverso specifici bandi con questa legge sono stati sostenuti 6.100 progetti per un totale di oltre 105 milioni di euro: progetti innovativi a favore dell'infanzia e dell'adolescenza, iniziative di sensibilizzazione e formazione rivolte ai genitori, promozione del ruolo attivo della famiglia nella prevenzione del disagio e dei fattori sociali di rischio. Ulteriori finanziamenti attivati con la legge n.23 (nell’area sociale più di 14,7 milioni di euro, in quella socio-sanitaria circa 76,5 milioni di euro) riguardano principalmente progetti finalizzati al soddisfacimento di bisogni socio educativi, la tutela dei minori, agevolazioni per l’acquisto della casa e servizi flessibili per l’infanzia, persone disabili e non autosufficienti.

“Mai come in questi tempi - ha detto Battista Bonfanti - la famiglia è indicata da tutti come soggetto centrale nelle relazioni sociali ed economiche eppure assistiamo ad una progressiva marginalizzazione del suo ruolo rispetto ai processi sociali. Questa distanza tra le affermazioni di principio e la realtà concreta del vivere quotidiano è anche uno degli elementi che allungano le distanze tra cittadini ed istituzioni. Il convegno offre una opportunità di riflessione su quanto si è fatto e non si è fatto negli ultimi dieci anni. Questa ricognizione deve quindi costituire la base di partenza per una rinata azione politica ed amministrativa che faccia della famiglia il soggetto propulsore nella azione di risposta ai bisogni della comunità e dei singoli cittadini. Occorre progettare una rinnovata alleanza tra famiglia ed istituzioni definendo uno spazio di intervento e le finalità da perseguire”.

“Sappiamo che le leggi devono essere sufficientemente elastiche per seguire l’evoluzione di una società in cui i bisogni sono in continuo aumento - ha sottolineato Saffioti – ma sappiamo anche che la famiglia è fonte di risorse. E’ un bene, quindi, che il pubblico non si sostituisca alla famiglia e alle associazioni che operano in suo supporto e la legge n.23, insieme alla legge di riordino del sistema sanitario (la n.31 del 1997) che ha di fatto consentito la libera scelta nelle cure, ha dimostrato in questi dieci anni, con i fatti, che cosa significa sussidiarietà. E’ la comunità che deve essere messa nelle condizioni di decidere, di scegliere”.

“Pur apprezzando l’occasione di confronto che si è svolto all’interno del convegno - ha precisato Valmaggi - è chiaro che il nostro approccio al percorso legislativo di Regione Lombardia sul tema delle politiche familiari è stato e rimane un approccio critico. Al di là delle dichiarazioni di principio vorremmo che Regione Lombardia si occupasse della pluralità delle famiglie, non supportate da una rete adeguata di servizi, mentre l’uso esclusivo dello strumento dei buoni e dei voucher ha il limite di lasciare più sole le famiglie in difficoltà. La realtà sociale della nostra Regione è radicalmente mutata in pochi anni: assistiamo ad un progressivo invecchiamento della popolazione, alla denatalità e a un numero sempre maggiore di famiglie mono nucleari in cui è sulle donne che grava il peso della cura di anziani e/o bambini. Riprendiamo per cui le nostre proposte: l’istituzione e la regolamentazione per legge del fondo per la non autosufficienza; un piano straordinario d’intervento per la realizzazione di nuovi asili nido; una legge per formalizzare e fare emergere la rete delle badanti offrendo professionalità adeguatamente formate e qualificate”.

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