«E' crollato tutto, acqua finita»
Parla Fiammetta Cappellini

Fiammetta Cappellini di Treviglio, che vive e lavora per la Ong italiana Avsi nella capitale di Haiti, Port-au-Prince, ha inviato anche ieri la sua drammatica testimonianza.

Oggi ci siamo finalmente resi pienamente operativi. Obiettivo della giornata: valutare la situazione e vedere come utilizzare le nostre risorse. Siamo partiti di buonissim'ora per sfruttare tutte le ore di luce, visto che non c'è corrente. Abbiamo cominciato da Cité Soleil, la bidonville nella quale lavoriamo con tante attività. Abbiamo trovato una situazione disastrosa. Gli edifici di maggiori dimensioni sono crollati. Segnalo, solo per citarne qualcuno: la parrocchia, la scuola nazionale, la scuola cattolica Foyer culturel. Tutto distrutto. Il commissariato e il comune invece si sono salvati. Il nostro centro di appoggio psicosociale è in piedi, ma danneggiato. Dopo 12 ore dal sisma, l'unico ospedale che serve una popolazione di almeno 200.000 persone non funzionava.

Dentro una sola infermiera, abbandonata a se stessa, senza alcun materiale, senza un medico, con l'aria stralunata di chi cerca di cavarsela in qualche modo in un vero inferno. Nel cortile dell'ospedale, feriti gravissimi e moltissimi cadaveri, buttati sull'asfalto, in pieno sole. Vedeste quanti bambini, a volte senza un arto o con ferite così terribili da essere non identificabili al volto. Una cosa terribile. L'unica parola che ci ha detto, in quella stanza di morte è stata: «Un dottore, vi prego»... Le abbiamo promesso che lo avremmo trovato. A Cité Soleil non siamo stati in grado di trovare che circa il 30% del nostro personale locale. Di un altro 20% riusciamo ad avere notizie. Degli altri non si sa nulla.

Moltissimi, quasi tutti, hanno vittime in famiglia o hanno perso la casa. Comunque il personale è disponibile, soprattutto i ragazzi. Da fare attenzione alla creazione di dinamiche di dipendenza dagli aiuti e di crisi sociale-popolare per aiuti sensibili come cibo. Situazione molto tesa già ieri. Ieri abbiamo lavorato sulla logistica per assicurare a Msf di poter lavorare. Abbiamo aperto la strada tra le macerie, altrimenti non sarebbero mai arrivati. Abbiamo messo in piedi l'équipe, creato un minimo di spirito di squadra e riconfortato gli animi dei nostri. Operativamente, abbiamo cercato di rendere possibile l'ingresso di Msf a Cité Soleil. Ora hanno una squadra operativa e noi facciamo un po' di appoggio. Li supportiamo ancora uno o due giorni per l'arrivo del cargo, per spostare la merce, poi proseguiranno da soli.

Abbiamo un debriefing domani (oggi, ndr) con loro per la questione cadaveri. Se si identifica un sito, ci siamo offerti con le squadre per scavare, per seppellirli. Mi sono anche offerta di negoziare il sito con i capi banda, visto che la zona, come sapete, è tutta controllata da feroci bande armate. Fatte queste due cose (assicurato l'ospedale e risolta questione cadaveri) possiamo attivarci per iniziative più di ricostruzione. Pensavo: aprire il centro come ufficio di appoggio. Requisire i locali della vicina scuola Opjed (possiamo farlo, sono nostri partner) per fare accoglienza a famiglie senza tetto o per orfani. Iniziare identificazione vittime legate al nostro sostegno a distanza. Ci siamo poi spostati a Martissant, altra zona «feroce» di bidonville nella quale lavoriamo. Siamo andati dapprima all'ospedale Msf: un girone infernale. Due medici e dieci persone per centinaia e centinaia di vittime. Da non sapere dove metter i piedi. A Martissant la situazione è da ecatombe in alcuni quartieri come Grande Ravine, Descaiettes e TiBwa. Molti feriti gravi non riescono a raggiungere gli ospedali. Molti bambini hanno bisogno di interventi urgenti di aiuto.

Di tutta la nostra équipe terreno qui a Martissant (15 persone + 15 mediatori) solo 5 assistenti sociali e un coordinatore sono reperibili e in grado di lavorare. L'ufficio Fed è diventato un naturale punto di appoggio, la gente che ha perso la casa si è radunata lì davanti. È da questi che vorremmo cominciare. Pensavamo di aprire l'ufficio e adibire le sale ai bambini. Possiamo prenderne in carico fino a 250 contemporaneamente. Un'inezia, ma meglio di niente. Vorremmo istituire un servizio di accoglienza per bambini, in modo da dare ai genitori la possibilità di andarsi a cercare le proprie cose o quel che ne resta, in casa.

Situazione casa mia:
- Carburante e generatore funzionante, autonomia almeno 8-9 giorni a ritmo pieno, se razioniamo la corrente anche 2 settimane.
- Cibo secco scorta per 4 giorni. Cibo fresco finito. - Acqua potabile: 1 giorno di autonomia. Ma possiamo trattare l'acqua della cisterna. In tal caso: massimo 10 giorni.
- Gas cucina per una settimana.
- Benzina auto ne ho per tre giorni al massimo.
- No acqua corrente, ma acqua per lavarsi disponibile.

Fiammetta Cappellini

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