Formigoni: «Quoziente familiare
per aiutare i nuclei in difficoltà»

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha lanciato la proposta del quoziente familiare che «Stato, Regioni e Comuni dovrebbero assumere come parametro delle loro politiche, ma che anche un imprenditore dovrebbe adottare nel modo di concepire la propria azienda».

Lo ha fatto intervenendo al convegno di apertura dell'Anno europeo contro la povertà e l'esclusione sociale, dal titolo «Aiuta l'Italia che aiuta», all'Opera Cardinal Ferrari, storica mensa per i poveri di Milano, alla presenza tra gli altri del ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Maurizio Sacconi.

Il quoziente familiare è un indice di misurazione del reddito che tiene conto delle condizioni reali della famiglia e in particolare del numero e della situazione dei componenti. Occorre infatti «sostenere la famiglia prima che si rompa«, ha spiegato Formigoni, aggiungendo che «tutti gli studi sono concordi nel segnalare che la rottura del legame familiare prelude spesso alla caduta in povertà dei suoi membri».

È vero che la Lombardia è nel gruppo di Regioni con il tasso di povertà assoluta più basso d'Italia, ma è «altrettanto vero che nei confronti delle 130 mila famiglie indigenti non ci siamo rassegnati ma abbiamo dato e sempre più daremo una risposta di sistema».

Una risposta che coinvolge come protagonista la società civile, soggetti pubblici e privati, secondo un metodo sussidiario: «In Lombardia - ha proseguito il presidente della Regione - sappiamo bene che l'esclusione sociale e la povertà vengono meglio affrontati se c'è una società viva, che si fa prossima al bisogno. E la miglior politica pubblica non è l'assistenzialismo, ma il sostegno sussidiario a chi porta aiuto, a chi porta cibo, a chi è capace di rimettere in carreggiata chi è in difficoltà, orientandolo, formandolo, mettendolo nelle condizioni di camminare da solo nel mondo».

La politica lombarda in questo campo ruota su tre cardini: la conoscenza, l'assistenza, la costruzione di opportunità.
L'OSSERVATORIO - La conoscenza ha come principale strumento, da due anni a questa parte, l'Osservatorio ORES, formato da studiosi e operatori della solidarietà. Esso ha già sviluppato un modello di analisi, il modello ORES, che l'ultimo Rapporto Caritas ha riconosciuto come la miglior prassi regionale per lo studio del fenomeno, e che diventerà capofila di una rete nazionale di Osservatori.
IL BISOGNO ALIMENTARE - Altra novità che Formigoni ha annunciato oggi: dopo tre anni di sperimentazione e oltre 2 milioni investiti, la Regione intende rendere stabile la norma che prevede il sostegno alle opere di carità che si occupano di risposta al bisogno alimentare. La prima risposta - ha sottolineato Formigoni - è aiutare chi già aiuta. La povertà è sempre connessa alla solitudine e la risposta è in una compagnia capace di abbracciare tutta la vita delle persone».

Questa novità si aggiunge alle altre forme di assistenza messe in campo. Tra le più recenti: il buono famiglia (23 milioni e una seconda tranche di 17 milioni per nuclei a basso reddito con anziani in casa di riposo) e gli ammortizzatori sociali (con una dotazione concordata con il Governo di 1,5 miliardi).

LE DOTI - Il sistema delle «Doti» è la formula lombarda della prevenzione della povertà e dell'esclusione, un sistema che offre opportunità a chi in partenza ne ha meno di altri. L'inclusione sociale deve partire dalla scuola e dai luoghi formativi. Così la Dote scuola sostiene le famiglie a basso reddito che vogliono investire meritoriamente sul capitale umano dei propri figli; la Dote formazione favorisce l'occupabilità delle persone e l'innalzamento del livello di competenze lungo tutto l'arco della vita; la Dote lavoro promuove una migliore occupazione e accompagna la persona nell'inserimento lavorativo e nella riqualificazione professionale.

«Il nostro scopo - ha concluso Formiogni - è di dare concrete opportunità di rilancio e riscatto, che possano permettere di togliere migliaia di famiglie dalla condizione di povertà e altre decine di migliaia dal rischio e dalla vulnerabilità».

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