Martedì 16 Febbraio 2010

Volontariato sul piede di guerra
«Gravissimi i tagli al sociale»

Tutti uniti contro la deliberazione di Regione Lombardia per la ripartizione delle risorse dei fondi necessari ai servizi sociali, sociosanitari e asocioassistenziali forniti dai Comuni. In un comunicato stampa dai toni duri, Cisl, Cgil, Uil, Coordinamento Bergamasco per l'Integrazione, Caritas Diocesana e Forum Associazoni di Volontariato Sociosanitario criticano pesantemente le scelte del Pirellone.

«Con sorpresa e rammarico - si legge nel comunicato - abbiamo visto, dopo le progressive riduzioni a livello nazionale degli ultimi anni, che anche la Regione ha effettuato una ripartizione del “Fondo Nazionale” a favore degli Ambiti Territoriali avviando una ulteriore drastica riduzione delle disponibilità stesse; ne consegue, quindi, per i Comuni la necessità di dover sopperire con proprie risorse (dopo i minori trasferimenti, i mancati introiti dovuti all'abolizione dell'ICI, i vincoli del patto di stabilità) per far fronte anche solo al mantenimento dei livelli di servizi finora erogati».

«A fronte di una disponibilità di poco più di 73 milioni di euro per l'anno 2009 (per il 2008 la disponibilità era di quasi 95 milioni) la Regione ne ripartisce direttamente agli Ambiti Territoriali solamente 39 milioni pari al 53% (lo scorso anno ne aveva ripartiti 83 milioni pari al 89%). Complessivamente, per Bergamo, si passa dagli 8.732.054 € del 2009 ai 4.075.793 € di quest'anno. Questo significa, per i nostri territori, una minor disponibilità di risorse economiche (combinando i tagli nazionali con le minori assegnazioni regionali) pari in media al 53% sul precedente anno. Rimane immutato il finanziamento, e la sua ripartizione ai territori, del Fondo Sociale Regionale (85 milioni su base Regionale, quasi 9 milioni a Bergamo) mentre incrementa notevolmente il Fondo per la non Autosufficienza: si passa dai precedenti 22 milioni € ai quasi 43 milioni € per l'anno in corso, con un incremento sul nostro territorio di oltre 2 milioni €».

«Poco danno, quindi, tutto sommato? E' gravissimo, secondo noi, quanto successo per le conseguenze che si producono sul territorio. Per 3 ragioni: La prima è che, comunque, il finanziamento disponibile per le nostre Comunità è diminuito di circa 2.800.000 € che non sono proprio pochi spiccioli. La seconda ragione è che il Fondo per la Non autosufficienza, da noi fortemente voluto e sostenuto, e finalmente incrementato, ha finalità ben precise e non può sopperire a minori finanziamenti di altri settori, pena la perdita stessa della sua specificità NO! La terza e più grave delle ragioni per le quali non condividiamo la posizione della Regione, e ne siamo anzi fortemente preoccupati, è che essa trattiene per sè 34 milioni di euro del Fondo Nazionale (l'anno precedente 12 milioni)».

«I fondi sono vincolati e quindi la Regione non potrà che farne uso per politiche sociali; quindi da questo punto di vista non andranno perduti. La cosa grave è che li userà direttamente la Regione svuotando le responsabilità delle Amministrazioni Comunali. Non saranno, quindi, i Sindaci e gli Amministratori che abbiamo eletto a decidere in ordine agli interventi sociali necessari ai nostri territori, ma saranno direttamente i tecnici della Regione Lombardia a decidere per noi e lo faranno, come hanno fatto finora, per lo più attraverso l'erogazione di buoni e voucher depotenziando servizi di presa in carico delle persone e dei loro bisogni, spesso non riconducibili alla sola dimensione economica».

«Accanto al mondo sanitario pesantemente centrato sul ruolo Regionale - conclude il comunicato stampa -, in aggiunta ad un sistema socio sanitario dove il condizionamento Regionale è pressochè assoluto, in un ambito di costruzione delle politiche sociali fortemente indirizzato dalla Regione, ecco un'altra pesante irruzione regionale. Siamo convinti che federalismo equivalga ad una maggiore assunzione di responsabilità da parte dei livelli più vicini al cittadino e, conseguentemente, maggiori risorse economiche connesse a queste responsabilità e non, invece, ad un nuovo centralismo Regionale».

a.ceresoli

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