Mercoledì 17 Febbraio 2010

Racket a base di sesso nell'antiracket
Coinvolta anche una bergamasca

Rapporti sessuali in cambio di una accelerazione nelle pratiche burocratiche per l'accesso al Fondo vittime del racket e dell'usura. La grave denuncia - che vedrebbe tra le vittime anche una 40enne bergamasca - è fatta dall'associazione Sos racket e usura, che si era sciolta il 7 febbraio scorso a seguito delle minacce rivolte al suo presidente Frediano Manzi, ma che oggi, sul suo sito www.sos-racket-usura.org, pubblica una lunga lettera di denuncia, con delle video testimonianze, contro un prefetto che è stato commissario straordinario anti-racket negli anni passati.

"Vi raccontiamo le storie delle vittime di usura e estorsione - si legge nella lettera - che si sono rivolte al Comitato Nazionale Antiracket a Roma per accedere ai fondi, e che sono state oggetto di attenzioni sessuali da parte del commissario".

"In sostanza emerge che in certi casi - racconta l'associazione - l'avere rapporti sessuali con il prefetto condizionava l'accesso al Fondo" e mettono in rete le sette testimonianze che rappresenterebbero la prova di quanto affermato. "Non potevamo più tacere - dicono - come Associazioni antiracket abbiamo il dovere di denunciare questo scandalo fatto di ricatti, minacce, intimidazioni e richieste di natura sessuale, che sono state perpetrate nel tempo dal commissario straordinario antiracket" in questione.

Il tutto sarebbe avvenuto presso la sede del Comitato Nazionale Antiracket a Roma, quando le donne entravano in contatto con il prefetto in questione. Certe "voci", riferisce l'associazione, riferivano "di una prassi consolidata e perpetrata negli anni dal prefetto: accelerare le pratiche per accedere al fondo antiracket e antiusura, farle passare in commissione, se egli otteneva in cambio prestazioni sessuali dalle vittime. Nel caso fossero stati uomini a far domanda al fondo, era loro richiesto esplicitamente se avessero avuto una 'amica' da presentargli".

L'associazione chiede subito l'apertura di una inchiesta da parte della Procura di Milano.

Secondo quanto denunciato da Sos Racket e usura, da tempo circolavano "nel nostro ambiente voci di prestazioni sessuali che erano richieste soprattutto alle vittime di usura che presso la sede del Comitato Nazionale Antiracket a Roma, in Via Cesare Balbo 37, entravano in contatto con il prefetto" in questione.

E chi doveva sottostare a queste pratiche diventava "vittima due volte: prima come vittime della criminalità organizzata e degli usurai che devastano le imprese privandole delle loro risorse, e dopo, che avevano avuto il coraggio di denunciare all'autorità giudiziaria i loro estorsori, convinti anche dalle associazioni antiracket, infine vittime anche di chi rappresenta le istituzioni. Lo definiamo senza mezzi termini il racket nell'antiracket".

Le vittime che l'associazione ha rintracciato e "che ci hanno confidato queste violenze sono originarie di Milano, Bergamo, Brescia e Roma; come i reati e le violenze si sono consumati a Milano, Torino, Roma". "Era abitudine del commissario antiracket inviare il suo fido segretario ed autista, con la macchina in dotazione del Ministero a prelevare prostitute giovani e soprattutto minorenni - prosegue la clamorosa denuncia - per fare orge e festini presso l'abitazione del prefetto in questione a Roma; si afferma che il prefetto facesse abitudinariamente uso di cocaina. Sempre l'autista, ha accompagnato più volte le vittime di usura presso l'abitazione del prefetto, e lo stesso gli avrebbe procurato sostanze stupefacenti". L'autista lavorerebbe tuttora nella stessa struttura con altre mansioni.

Sos Racket e usura si chiede poi perchè, se è vero quel che si afferma, le altre associazioni anti racket "hanno taciuto, perché non hanno mai detto una parola, possibile che non si siano mai accorti di quello che succedeva al vertice del Comitato Nazionale antiracket?". Le due donne che hanno avuto il coraggio di raccontare la loro storia "hanno accettato e ci hanno dichiarato che confermeranno tutto dinnanzi al magistrato, quando saranno interrogate".

Per questo l'associazione chiede l'apertura immediata di un'inchiesta da parte della Procura della Repubblica, "affinché accerti quanto da noi denunciato pubblicamente" e che si verifichi "come sono stati distribuiti i fondi e con quali criteri nel periodo in cui il prefetto" in questione "è stato Commissario straordinario antiracket".

Infine, lanciano un appello "a tutti coloro che hanno subito ricatti, minacce o 'attenzioni' del genere. Abbiano il coraggio di parlare e prendano contatto con l'autorità giudiziaria". "Da questa vicenda - spiega Frediano Manzi, presidente di Sos Racket e usura - sappiamo già che saremo ricoperti da un mare di fango, si sprecheranno i tentativi di screditare e delegittimare il nostro lavoro, verrà fatto di tutto per impedirci di divulgare questa verità, ma noi andremo avanti a testa alta".

Il Commissario straordinario per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura prefetto Giosue' Marino, "in merito a quanto riportano agenzie di stampa e siti online di testate giornalistiche sul presunto coinvolgimento di un attuale dipendente dell'ufficio da me diretto in fatti di rilievo penale, comunico di aver immediatamente chiesto al Procuratore della Repubblica di Roma di avere notizie, nei limiti del segreto di indagine, che permettano di adottare eventuali provvedimenti cautelari, a tutela dell'onore e del buon andamento dell'ufficio".

Lo comunica lo steso Marino in una nota, dopo la denuncia dell'associazione milanese Sos racket e usura.

a.ceresoli

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