Mercoledì 17 Marzo 2010

Uccise la madre a coltellate
12 anni in ospedale psichiatrico

E' stato condannato con rito abbreviato a 12 anni, da scontare in ospedale psichiatrico giudiziario, Giovanni Brevi, il 61enne di Bergamo che il 25 agosto 2009 uccise la madre a coltellate. La perizia psichiatrica ha confermato la totale incapacità di intendere e di volere e l'alta pericolosità sociale dell'uomo.

Il 27 ottobre 2009, dopo un mese di osservazioni, il professor Massimo Biza, in sede di incidente probatorio, aveva già espresso le sue conclusioni sulle condizioni psichiche di Giovanni Brevi, difeso dall'avvocato Roberto Bruni. L'esperto aveva spiegato che riteneva Brevi incapace di intendere e volere, ma aveva anche evidenziato una certa sua pericolosità sociale, che si sarebbe però potuta attenuare con un adeguato periodo di cura.

Giovanni Brevi era finito in manette con la pesante accusa di omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il sessantunenne, il 25 agosto del 2009, come spesso faceva, aveva raggiunto la casa della madre Camilla Morelli, 83 anni, a Curnasco di Treviolo. Poi era esplosa la tragedia: Giovanni Brevi aveva estratto da tasca un coltellino, che teneva con sé, e aveva cominciato a colpire la madre, nonostante i tentativi della donna di difendersi. Alla fine Camilla Morelli si era accasciata priva di vita.

Era stato lo stesso figlio a chiamare i carabinieri: li aveva attesi nell'appartamento, dove era stato quindi arrestato e poi portato in carcere. Interrogato nei giorni successivi dal gip Giovanni Petillo, il sessantunenne aveva di fatto confermato ogni circostanza, spiegando: «Ero andato da lei dopo pranzo, come facevo spesso. Abbiamo parlato e mi ha offerto il caffè. Poi l'ho colpita ripetutamente con il coltellino che avevo con me. Non so cosa mi è preso, non so spiegare perché l'ho colpita».

Secondo quanto poi verificato dall'autopsia, sul corpo dell'ottantatrenne c'erano circa 120 ferite da arma da taglio, anche se in buona parte poco più che taglietti e molte sulle braccia, a testimoniare i tentativi di difendersi di Camilla Morelli. La presenza di un'arma portata dall'esterno – il coltellino di Brevi – per gli inquirenti coordinati dal pm Manuela Cantù sarebbe stata una conferma della premeditazione, mentre il difensore ha sempre sostenuto la tesi di un raptus improvviso e inspiegabile.

k.manenti

© riproduzione riservata