Martedì 11 Maggio 2010

Caprioli in piedi sulla jeep:
«Quel saluto alla gente lo dovevo»

«Caprioli, presidentissimo». Quando la camionetta con Leonardo Caprioli si è messa in marcia lungo il percorso del corteo, sembrava di essere allo stadio. Urla, applausi continui, grida «Nardo, Nardo» e «Caprioli, presidentissimo»: mancava solo la «ola». L'Eco di Bergamo lo ha intervistato.

Presidente Caprioli, è stata una giornata indimenticabile. Ma cosa l'ha colpita di più?
«La gente. L'entusiasmo genuino che ho sentito per gli alpini in ogni momento dell'adunata e durante la sfilata. È stato meraviglioso. Ha rivelato come i bergamaschi siano gente di cuore, sappiamo partecipare e fare festa. E poi Bergamo tutta si è rivelata veramente all'altezza di una manifestazione come questa».

All'inizio del percorso per il viale Papa Giovanni ha voluto mettersi in piedi alla jeep.

«Certo, volevo mettermi in piedi. Correva giù acqua da tutte le parti, avevo freddo, ma non potevo non mettermi in piedi. Facevo fatica perché il sedile della campagnola era molto in avanti e non riuscivo a stare ben diritto. Ma dovevo farlo, per rispetto di tutta quella gente che aveva aspettato fino a quel momento di veder sfilare i bergamaschi».

Una scena indimenticabile. Il momento più forte di tutta l'infinita sfilata: l'anziano alpino che si aggrappava al bordo superiore del veicolo per tirarsi su. La gente ha capito la sua sofferenza e al tempo stesso la sua grande volontà.

Presidente, chi ha rivisto dopo tanto tempo? Qualcuno che le ha fatto molto piacere?
«Ho rivisto centinaia, migliaia di persone. Soprattutto ho rivisto con particolare commozione gli ultimi della ritirata di Russia. C'era anche Cenci, Nelson Cenci, che era rimasto ferito a Nikolajewka. Adesso ha 91 anni. Ero stato anche da lui, nella sua casa-fattoria in Franciacorta.»

L'intervista integrale su L'Eco di Bergamo di martedì 11 maggio

Su L'Eco in edicola  uno speciale di 7 pagine sull'adunata

e.roncalli

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