Il nuovo parco della Trucca
Legambiente: sembra Topolinia

«Ho fatto un giro al nuovo parco della Trucca. Bel parco: certamente sarà molto fruibile da parte dei cittadini. Altrettanto certamente, opportunamente curato, darà un'immagine molto positiva della città. L'unica cosa che mi lascia un po' perplesso è la sensazione da "Topolinia"...».

«Ho fatto un giro al nuovo parco della Trucca. Bel parco: certamente sarà molto fruibile da parte dei cittadini. Altrettanto certamente, opportunamente curato, darà un'immagine molto positiva della città. L'unica cosa che mi lascia un po' perplesso è la sensazione da "Topolinia"...».

Lo scrive Nicola Cremaschi, presidente di Legambiente Bergamo, in uan seconda lettera aperta sulla questione biodiversità non rispettata a Bergamo. Nella precedente raccontava di come il Comune abbia piantumato alcuni alberi e arbusti in un'area prospiciente la GreenWay di Valtesse. Un intervento, a mio avviso, puramente estetico ma di scarsa qualità dal punto di vista del rispetto della biodiversità dell'area, soprattutto in considerazione delle possibilità che l'area offriva. In questa, invece, si sofferma sulle modalità di rispetto della biodiversità.

Ma perchè la sensazione di Topolinia al parco della Trucca?
«Provo a spiegarmi - scrive Cremaschi - : l'area su cui sorge il nuovo parco fino a non più di un anno fa era un area dove cresceva un certo tipo di vegetazione, dove vivevano alcune specie di insetti e conseguentemente un certo tipo di volatili, di rettili, di piccoli mammiferi. Tra gli altri vi viveva una specie di Tritone (un piccolo anfibio) poco diffusa in altre zone della bergamasca. Insomma vi era quello che, quando andavo alle scuole medie veniva chiamato un piccolo ecosistema».

«So benissimo che le cose mutano, che è necessario modificare gli ambienti. Mi piacerebbe che ci fosse un progetto più complessivo di studio degli ambienti prima di decidere che i guanti gialli di Topolino siano meglio della realtà in cui viviamo. La sensazione è la stessa che provo quando vedo la ristrutturazione di un vecchio edificio che ne stravolge la spirito originale, dotandolo magari di spazi ed attrezzature modernissime ma dimenticandosi di osservare l'insieme della struttura. Come se l'architetto avesse pianificato la ristrutturazione seguendo il solo senso estetico senza pensare alla solidità dell'insieme...»

«Ecco, mi piacerebbe che il nostro Comune si dotasse di uno strumento nuovo, uno strumento che potremmo chiamare Piano Naturalistico Comunale. Uno strumento che potrebbe servire a determinare quali interventi siano più indicati nelle diverse zone della città, quali tipi di piante sono più indicate in quali zone (senza limitarci alla retorica delle piante autoctone): uno studio scientifico e sistematico che comprenda anche la possibilità di non intervenire in alcun modo in alcune zone».

«Troppo avverinistico? Eppure - conclude Nicola Cremaschi - ci sono Comuni ed enti sovracomunali, anche in provincia di Bergamo che piani simili li hanno già approvati. E adesso provano ad applicarli».

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