Bergamo? Un'oasi felice
Dal Sudamerica per studiarla

Bergamo è un'oasi felice. In barba a quello che ne pensiamo noi - quando per esempio ci lamentiamo dello spaccio al piazzale degli Alpini o del degrado di via Quarenghi, solo per fare due esempi di strettissima attualità - la nostra città viene considerata un paradiso se messa a paragone con quello che accade, in tema di violenza urbana, in altre piccole e grandi aree urbane del pianeta.

Tanto che i rappresentanti di tre Stati dell'America latina sono arrivati a Bergamo, dal 23 al 26 ottobre, per vedere come qui si affronta e si risolve il problema. Sono giunti dallo Stato del Pernambuco in Brasile, dalla Regione di Loreto in Perù, dall'Intendenza della Paysandu in Uruguay: nella nostra città vogliono imparare le «buone pratiche» che consentono a tutti di vivere meglio.

Si tratta di un progetto di cooperazione internazionale che porta il criptico nome di «Urb-Al»: è stato illustrato oggi alla presenza di Leonio Callioni, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Bergamo, e del presidente del Cesvi Giangi Milesi, oltre che dei rappresentati istituzionali di Perù, Uruguay e Brasile.

I rappresentanti sudamericani, fino a martedì 26 ottobre, gireranno per i quartieri e le zone più critiche di Bergamo, al fianco dell polizia locale, per vedere come gli agenti si comportano in caso di problemi e, comunque, per tenere la situazione della violenza e del degrado sotto controllo.

Che Bergamo sia stata presa a modello per la sicurezza e la vivibilità è consolante, e in un certo modo invita a meditare. Ovviamente non deve essere la scusa per abbassare la guardia.


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