Un patto Asl, Comuni, ospedali
per potenziare il socio-sanitario

Un «Patto per Bergamo». Questa la proposta presentata martedì ai sindaci della Bergamasca durante la loro annuale Conferenza. Un patto da sancire tra Asl, Comuni e Aziende ospedaliere, dopo aver coinvolto anche le altre istituzioni e agenzie del territorio. Scopo dell'accordo è confermare le molte eccellenze dell'area sanitaria, socio-sanitaria e sociale nella nostra provincia e, al tempo stesso, fare passi concreti per ridefinire l'intervento del territorio in questi importanti settori del welfare locale, messo sempre più a dura prova dalla carenza di fondi pubblici.

La proposta, in votazione  dai sindaci, vedrà il coinvolgimento di Anci Lombardia, dei 14 presidenti delle Conferenze dei sindaci di tutta la Lombardia e del Comune di Milano. Il documento sarà poi presentato alla Regione Lombardia.

Mancanza di fondi pubblici: finora ci hanno pensato i Comuni
L'ipotesi per l'anno 2011, che finanzierà le attività del 2012, è che il Fondo nazionale per le non autosufficienze non venga più rifinanziato e che il Fondo nazionale per le politiche sociali subirà un ulteriormente ridimensionato. I Comuni non sono disponibili ad altri ridimensionamenti del contributo nazionale e/o regionale, contributo che già rappresenta una fonte marginale di copertura della spesa sociale. Negli anni, infatti, a fronte di un sempre maggior ridimensionamento delle risorse nazionali e regionali, sono state le Amministrazioni locali ad aver speso sempre di più per il settore sociale: i Comuni hanno provveduto in proprio a compensare la mancanza di fondi, tanto che nel 2009, la spesa per i servizi sociali (nella nostra provincia pari a 127.278.246,00 euro) è stata sostenuta per la maggior parte dalle Amministrazioni comunali (67,45%), in parte dalle famiglie (10,66%), e in misura nettamente inferiore da fondi nazionali (8,92%) e regionali (7,09%).

Le proposte della Conferenza dei Sindaci
Dal documento che la Conferenza dei sindaci vuole presentare in Regione emergono anche proposte concrete per attuare il Patto per Bergamo come esempio capofila in Lombardia.

Le proposte sono:

1. Creare strutture intermedie low care ospedaliere e territoriali (per cui si stima che, per le prime il costo giornaliero di degenza sia pari alla metà di un posto letto in ospedale e per le seconde sia pari a un terzo) con il conseguente risparmio di risorse per il sistema sanitario. Si chiede che almeno parte di questi “risparmi” strutturali vengano assegnati agli Ambiti Territoriali per migliorare le attività di supporto territoriale alle degenze e alla domiciliarizzazione delle attività di sostegno;

2. Dirottare parte del Fondo Sanitario Regionale, circa il 3% - 3,5% dei 16 miliardi di euro attualmente impegnati a livello regionale, al comparto socio-sanitario: questa operazione comporterebbe quasi il 30% in più delle disponibilità attuali del settore socio-sanitario regionale che aumenterebbe la sua capacità di bilancio dagli attuali 1,5 miliardi di euro a 2 miliardi di euro circa. I benefici andrebbero anche a favore delle Unità d'Offerta (RSA, Centri diurni per disabili, altre strutture sperimentali, ecc.), consentendo così un loro incremento numerico e un automatico risparmio per Comuni e famiglie che, per primi, vedrebbero ridursi la loro quota di co-partecipazione ai servizi. Per Bergamo questa operazione significherebbe circa 42 milioni di euro a favore del Patto per Bergamo, con la convinzione che questo orientamento di sistema porterà, in prospettiva, ulteriori risparmi allo stesso comparto sanitario ospedaliero, perché il potenziamento della rete territoriale non potrà che contribuire a ridurre i ricoveri impropri e prestazioni artificiose.

Obiettivi a breve termine
La proposta della Conferenza dei Sindaci della provincia di Bergamo, per Bergamo e più in generale per la Lombardia, è quella di prospettare un modello di sviluppo del sistema di protezione sociale che si ponga l'obiettivo del prendersi cura dell'individuo nella sua globalità, integrando gli interventi sanitari e sociali, e superando il persistente paradigma culturale, che vede nella gestione del malato acuto l'espressione più qualificante e gratificante dell'intervento sulla persona.

• In questo contesto di parternship a livello provinciale il Consiglio dei Sindaci ha proposto alla Fondazione della Comunità Bergamasca di sostenere insieme ai Comuni una progettualità triennale sull'area della povertà e della grave marginalità sociale. Il realizzarsi di questa collaborazione porterebbe alla disponibilità di maggiori entità economiche per un'area critica del welfare locale e alla possibilità di sperimentare concretamente modelli innovativi di sostegno alle politiche sociali.

• Sempre in questa direzione, l'obiettivo per l'inizio del prossimo anno, sarà quello di attrezzare i 14 Uffici di Piano di un software comune per la gestione dei servizi sociali comunali. Un'operazione questa che permetterà di condividere informazioni e di facilitarne lo scambio con le diverse istituzioni che sul territorio si occupano di welfare.

• Un altro importante traguardo che si propone per l'anno prossimo, anche in carenza di una normativa chiara di riferimento, è il tema della co-partecipazione alle spese per le prestazione sociali delle persone e della loro famiglie. La scelta di utilizzare lo strumento dell'ISEE di Ambito e a livello provinciale è una prospettiva ambiziosa ma anche un obiettivo che non possiamo eludere al fine di un'uniformità delle prestazioni e dei diritti del cittadino.

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