Lunedì 08 Novembre 2010

Formigoni: «Una via a Craxi?
I tempi sono ormai maturi»

«Una via intitolata a Bettino Craxi? Il momento è ormai maturo per una scelta di questo tipo». Il presidente della Regione Roberto Formigoni ha partecipato lunedì al convegno, patrocinato dalla Lombardia, organizzato dalla Fondazione Craxi dal titolo «La modernizzazione del capoluogo lombardo negli anni Ottanta»: presenti il sottosegretario agli Affari esteri Stefania Craxi e il presidente della Fininvest Fedele Confalonieri.

Maturi, dunque, i tempi per un giudizio complessivo degli anni Ottanta: «Quelli appena trascorsi - dice Formigoni - sono stati gli anni della demonizzazione: invece gli Ottanta sono stati per Milano e la Lombardia anni anche di apertura al nuovo, all'avanzamento e all'innovazione. Lo slogan della Milano città da bere va rivisto in senso positivo e creativo per quello che sono stati quegli anni, grazie al saldarsi delle culture figlie della scelta liberale, come il cattolicesimo liberale e il socialismo democratico».

«Milano in buona parte seppe cogliere - spiega Formigoni - il rinnovamento che stava avvenendo impetuosamente nella società, riuscendo a sviluppare una centralità economica e culturale senza precedenti: persino in televisione iniziò a sentirsi la parlata milanese e iniziarono a vedersi ambienti, paesaggi e cultura lombardi. I nuovi ceti, le nuove professioni che si stavano delineando, l'ondata del nuovo terziario e la rilevanza che assunse sempre di più il settore della moda, erano fattori in assoluta sintonia con il made in Italy che lo stesso Craxi, allora presidente del Consiglio, sosteneva con il suo spirito patriottico, profondamente milanese e lombardo».

«Gli Ottanta furono - conclude Formigoni - anni d'intensa trasformazione sociale, che vanno valutati nella loro complessa dinamica. Si parla spesso della funzione anticipatrice di Milano, del suo essere il punto più avanzato che prepara il cammino per l'intera società nazionale. Occorre allora recuperare quell'esperienza riformista: essa infatti può ancora oggi rappresentare un punto di riferimento per una politica che sappia assumere su di sé la responsabilità di una modernizzazione della società. Per non perdere questa "vocazione modernizzatrice" occorre valorizzare le forze presenti nella nostra società, occorre dare più spazio alla società. Attuare uno spostamento di potere dal centro alla periferia e dal pubblico verso le persone, le famiglie e le tante forme associative che le persone sanno produrre in un Paese, come il nostro, in cui c'è una straordinaria tradizione di esperienze comunitarie».

Occorre ripartire - dice da ultimo il presidente - «da quell'idea positiva di società e di economia che ha come sua origine la centralità della persona e le forme sociali che essa fa emergere, secondo quel principio di sussidiarietà che ha orientato in questi anni l'azione di governo di Regione Lombardia». (Ln)

a.ceresoli

© riproduzione riservata