Martedì 07 Dicembre 2010

Yara, brusco stop alle indagini
Si riparte dallo stagno di Ponte

È attesa nelle prime ore di questa mattina la decisione del giudice per le indagini preliminari Vincenza Maccora su Mohammed Fikri, il muratore marocchino 23enne bloccato sabato sera 4 dicembre su un traghetto diretto a Tangeri. Il giovane, fermato nell'ambito delle indagini sulla scomparsa di Yara Gambirasio con le accuse di sequestro, omicidio e occultamento di cadavere, potrebbe essere scarcerato già entro mezzogiorno. Il pm di Bergamo Letizia Ruggeri ha infatti chiesto la convalida del fermo ma non la custodia cautelare in carcere: dopo gli approfondimenti esperiti nelle ultime 24 ore non sussisterebbero più i gravi indizi che richiedevano in precedenza la carcerazione. Dall'altro lato, invece, l'avvocato della difesa Roberta Barbieri ha chiesto la totale scarcerazione per mancanza di gravi indizi di colpevolezza.

LA TRADUZIONE ERRATA

Di rilievo quindi la decisione del pm: decisiva nella possibile scarcerazione di Fikri la nuova traduzione dell'intercettazione telefonica che era stata utilizzata come prova rilevante per fermare l'uomo. Se in un primo tempo la frase che il marocchino aveva pronunciato al telefono non sapendo di essere intercettato era stata tradotta in «Allah mi perdoni, non l'ho uccisa io», nella giornata di lunedì sarebbe emerso che la frase del giovane sarebbe stata fraintesa e che Fikri avrebbe semplicemente usato un'esclamazione usata abitualmente in arabo e detta perchè il suo interlocutore - forse la fidanzata - non rispondeva al telefono.

FIKRI HA SEMPRE NEGATO

Da sabato sera il 23enne ha comunque sempre negato qualsiasi coinvolgimento nella vicenda: il giovane muratore è in Italia da circa 5 anni e l'ultimo permesso di soggiorno per motivi di lavoro gli era stato rilasciato dalla questura di Padova, nel 2009. A Padova però il giovane - che risulta incensurato - era rimasto solo pochi mesi, spostandosi poi sempre per lavoro nel Trevigiano e precisamente a Montebelluna.
Anche nel corso dell'interrogatorio il marocchino ha ribadito agli inquirenti che il suo viaggio verso Tangeri non era una fuga, ma una vacanza programmata: «Andavo dai miei genitori, avevo chiesto le ferie da tempo al mio capocantiere» ha ripetuto. Un cugino avrebbe confermato il suo racconto agli inquirenti e risulterebbe che il biglietto del traghetto era stato comprato da giorni, prenotando il posto sulla corsa di sabato sera.

IL RACCONTO DEL COMANDANTE DEL TRAGHETTO
E proprio su quel traghetto Fikri è stato fermato: «Prima lo hanno cercato in cabina - ha detto Ernest Betts, il comandante della motonave-, ma non c'era. Poi hanno cercato sui ponti e al bar. Lo hanno trovato mentre stava consumando qualcosa alla caffetteria, non c'era molta gente. Lui non ha apposto resistenza: era silenzioso e lo è rimasto tutto il tempo. Viaggiava solo e aveva anche l'auto con sè».

Il fermo è avvenuto verso le 18 di sabato 4 dicembre: «Eravamo già arrivati all'altezza di Nizza quando ho ricevuto una chiamata dalla Guardia costiera che mi chiedeva di portare la nave davanti a Sanremo. All'inizio non mi hanno spiegato il motivo - spiega Betts - ma nelle comunicazioni successive mi hanno detto che c'era un problema con un passeggero. Solo quando sono saliti a bordo mi hanno spiegato che l'uomo era sospettato di omicidio».

«È vero che non ero tenuto a tornare indietro, dato che mi trovavo in acque internazionali - spiega ancora il comandante - ma la nostra è una compagnia di navigazione seria e vogliamo avere dei buoni rapporti con le autorità. Quindi ho fatto quanto era stato richiesto, rallentando la velocità della nave, come mi era stato indicato, per permettere ai carabinieri di prepararsi per salire a bordo».

A prescindere dal rocambolesco arresto, si suppone ora che il gip deciderà per il rilascio dell'uomo: in questo caso il marocchino resterà iscritto nel registro degli indagati ma sarà libero e cadranno le accuse contro di lui di sequestro, omicidio e occultamento di cadavere.

NUOVE INDAGINI

Sul fronte investigativo si ripartirà quindi da capo, alla ricerca di un colpevole. Resta aperta l'ipotesi della presenza di due italiani coinvolti nella scomparsa di Yara: testimoni parlerebbero di due giovani e ci sarebbero segnalazioni che confermano la presenza di un furgone bianco e di un'utilitaria rossa, elementi questi che però parevano collegati al coinvolgimento del marocchino nella scomparsa della 13enne e che non hanno trovato ulteriori conferme nelle ultime ore. Gli stessi inquirebnti non darebbero peso a queste voci.

Parallelamente a queste indagini, anche gli investigatori della Squadra mobile di Bergamo stanno lavorando sul caso, seguendo - sembra - un filone differente da quello che ha a che fare con il muratore marocchino.

RICERCHE, SIAMO ALL'UNDICESIMO GIORNO
Intanto siamo all'undicesimo giorno di ricerche. Tra la pioggia, la neve e il freddo, i carabinieri con la polizia locale della zona di Brembate, i vigili del fuoco, il soccorso alpino e la protezione civile continuano a cercare indizi utili alle indagini. Si cerca ancora a Brembate Sopra e nella zona di Ambivere, Palazzago e Mapello. Ancora si setaccia la zona lungo la ferrovia e lungo il fiume Brembo. In particolare nel pomeriggio di lunedì i vigili del fuoco hanno iniziato a svuotare uno stagno artificiale a Ponte San Pietro, nell'area della nuova fonderia Mazzucconi, dove nei giorni scorsi erano arrivati anche i cani molecolari.

Al lavoro fino a ieri sera anche con il buio, le idrovore hanno iniziato a svuotare le due cisterne presenti nella vasca d'acqua. Un'attività che riprenderà oggi proprio perché l'acqua tolta dallo stagno è stata minima.

BREMBATE CONDANNA IL RAZZISMO

A Brembate Sopra, nel frattempo, la famiglia resta chiusa nel dolore e il paese prende le distanze dai messaggi a sfondo razzista che sono stati divulgati da sabato sera. In particolare nelle vicinanze della casa della famiglia Gambirasio alcune persone hanno tentato di appendere degli striscioni contro gli immigrati. Frasi come «Occhio per occhio, dente per dente» e «Yara, un fiore spezzato, nessuna pietà per chi ti ha calpestato, sarai sempre nei nostri cuori» sono stati condannate dal sindaco di Brembate Sopra e da diversi politici anche della Lega Lombarda. Lo stesso ministro Maroni, ieri mattina, aveva preso le distanze da questi facinorosi, sottolinenendo che quella di Brembate è una comunità accogliente.

fa.tinaglia

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