Editoria, Siddi: «Serve un piano
per combattere la precarietà»

Serve un piano straordinario per combattere la precarietà: lo ha chiesto il segretario nazionale della Fnsi, Franco Siddi, nella sua relazione al Congresso della Federazione nazionale della stampa in corso a Bergamo.

Serve un piano straordinario per combattere la precarietà: lo ha chiesto il segretario nazionale della Fnsi, Franco Siddi, nella sua relazione al Congresso della Federazione nazionale della stampa in corso a Bergamo.

Siddi ha inviteto gli organi federali a «sedersi al tavolo tutti insieme, con il contributo delle istituzioni, perché su questo piano si gioca il futuro della categoria e della democrazia in Italia».

Nel suo intervento ha parlato del «dramma dei 131 lavoratori di ePolis, vittime di un'imprenditoria pirata» e «dei precari della Vinyls di Porto Torres richiusi nel carcere dell'Asinara». Poi ha richiamato gli imprenditori alla responsabilità sulla necessità di una riforma del welfare.

«Ogni anno - ha spiegato - ci sono 1000-1200 nuovi giornalisti professionisti, a fronte di 200-250 nuovi posti di lavoro. Non basta il pronto soccorso, ma servono nuovi strumenti accanto a quelli tradizionali che accompagnino l'entrata dei lavoratori nella nuova informazione, che va offerta su base industriale».

Rilanciando la necessità di allargare la base produttiva, ha invocato anche una riforma dell'accesso alla professione, che sia «competente e misurato», ricordando che «la flessibilità non ci è estranea, perché è nei contratti integrativi e in quelli nuovi, ma deve essere riconosciuta dagli editori».

Il segretario della Fnsi s'è scagliato contro «i disastri del servizio pubblico televisivo penalizzato dal conflitto di interessi» e contro le concentrazioni nel mondo dell'editoria. «Non è giusto - ha detto - che le banche siano nelle compagini azionarie dei giornali»: e ha lanciato la proposta di creare a partire dalle fondazioni bancarie «un fondo per la libertà di stampa».

Quindi il richiamo ai Governi sulla legge per l'editoria perchè «negli ultimi tre anni i fondi sono calati da 640 milioni a 180 milioni».

Non è mancato un riferimento al caso Fiat. «Con Marchionne - ha spiegato - non abbiamo nulla da spartire e neanche da polemizzare, perché siamo diversi. Lui non ha responsabilità democratiche».

E sul suo futuro: «Molti colleghi vogliono che mi ricandidi ed io accetto la sfida». Con un invito al sindacato a «essere attento alle nuove sfide e non alla competizione bottegaia. Da buon sardo non tollero le accuse infondate e gli impostori».

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