Domenica 23 Gennaio 2011

La storia: «La mia casa?»
Da un anno è l'aeroporto di Orio

È in attesa di un volo di quelli che non appaiono sul display delle partenze di uno scalo internazionale. Il volo che potrebbe cambiare la sua vita è uno di quelli che sono concessi alla maggior parte delle persone in una normalissima esistenza: un lavoro, una famiglia, una casa, la routine quotidiana.

Eppure per quel volo, che pure tanto desidera, sembra essere puntualmente in ritardo. Intanto lo attende, da un anno a questa parte, proprio all'aeroporto di Orio al Serio. Giancarlo Riva, 52 anni, originario di Molteno (Lecco), racconta la sua esistenza seduto sullo sgabello di un bar dello scalo bergamasco, insomma a casa sua.

O almeno a quella che ha eletto a tutti gli effetti come dimora, non avendo alcun altro posto in cui stare. «Sono così da sempre: di lavori ne ho fatti tanti nella mia vita, ne posso contare circa una trentina, dal carpentiere al magazziniere, dall'operaio in laminatoio all'autista. I miei capi si sono sempre fidati di me: lavoro seriamente solo che...».

C'è un solo che. «Solo che da quando ero giovanissimo ogni volta che mettevo via qualche soldo, mollavo tutto e mi davo ai viaggi» racconta scuotendo il capo. «E facevo il brillante con le donne» ammette. «Lasciavo il mio posto, dall'oggi al domani, stupidamente. È colpa mia, lo so».

Ora tutta la sua vita è in due valigie: qualche vestito e il beauty per tutti i giorni. «Non ho mai preso un volo da Orio, ma vivo qui a fasi alterne da ormai un anno. Per un po' ho dormito sulle panchine alle partenze internazionali. Ora ho trovato ospitalità in un'area privata. Arrivo in orario di chiusura e mi sistemo sugli sgabelli del bar oppure per terra e dormo lì fino a quando, la mattina verso le cinque, non arrivano gli addetti alle pulizie».

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m.sanfilippo

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