Lunedì 14 Febbraio 2011

La Cassazione sui «rosso-stop»:
«I meccanismi sono regolari»

No al sequestro preventivo dei «T-Red», gli apparecchi che al semaforo permettevano di rilevare chi passava con il rosso, finiti al centro di un'inchiesta per le «multe pazze» inviate a seguito della loro installazione negli incroci. La Cassazione, infatti (con la sentenza numero 5317), ha accolto il ricorso del sindaco di Fiesole che ha chiesto la restituzione di due «T-Red» al Comune dopo che, scattata l'inchiesta su tutto il territorio nazionale per queste multe, tutti gli apparecchi erano stati posti sotto sequestro preventivo e tolti ai Comuni.

I sequestri erano scattati nell'ambito dell'inchiesta che vede indagato l'inventore del «T-Red», Stefano Arrighetti, indagato per «frode nelle pubbliche forniture per aver fornito a numerosi comuni apparecchi la cui produzione e commercializzazione aveva - secondo l'accusa - fraudolentemente ottenuto l'approvazione ministeriale prevista dall'art. 192 del codice della strada».

Secondo l'inchiesta le multe pazze risultavano essere dovute ad un difetto della scheda releè che posta sul semaforo con la telecamera trasmetteva dati sbagliati e quindi faceva scattare le presunte infrazioni.

Già lo scorso anno il ministero dei Trasporti aveva dato via libera ai tanto temuti e contestati «T-red» in funzione anche a Stezzano (Bergamo), che comunque ha già da tempo deciso di non riproporre più «l'esperienza» del «rosso-stop». Dalle verifiche eseguite dai tecnici, infatti, il ministero aveva infatti stabilito che i dispositivi risultavano omologati regolarmente. Una decisione che andava nella direzione opposta a quella espressa dalla Procura di Verona, secondo cui i semafori rosso stop sono fuori legge. Una quarantina i Comuni di tutta Italia coinvolti in un giro d'affari di circa 60 milioni di euro. Tra essi anche Stezzano - unico paese della Bergamasca interessato dalla vicenda - che circa tre anni fa aveva iniziato a fare i conti con il temuto dispositivo.

Due le strutture installate nel paese dell'hinterland, posizionate agli incroci semaforici di via Guzzanica e via Bergamo, e messe sotto sequestro.

Nel giugno 2008 la Procura di Verona aveva aperto un'indagine condotta dai carabinieri di Tregnano, Illasi e Colognola ai Colli (Verona), che coinvolgeva tutti i Comuni interessati (tra cui anche Stezzano). Oltre alle omologazioni ritenute poi a norma dal ministero, sotto accusa erano finite altre caratteristiche del T-red, in particolare la durata del giallo prima dello scatto del rosso, troppo breve secondo gli automobilisti che dovevano fermarsi in sicurezza.

All'inizio del 2009 i «T-red» di una ventina di province italiane venivano posti sotto sequestro, 40 amministratori pubblici e sei di società private venivano indagati e il progettista dei dispositivi, Stefano Arrighetti, veniva arrestato con l'accusa di frode (facendosi un mese di arresto domiciliari). Nel frattempo le associazioni dei consumatori e i comitati per la difesa degli automobilisti erano scesi in campo pronti a costituirsi parte civile, in caso si arrivasse a un processo, per richiedere i rimborsi delle multe subite. La Guardia di Finanza di Milano aveva poi notificato l'avviso di chiusura delle indagini a 38 persone accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere, turbativa d'asta e abuso d'ufficio nell'assegnazione degli appalti dei T-red.

Un'inchiesta che però si diversificava da quella di Stezzano, per cui la procura di Verona stava procedendo con un'altra indagine di cui aveva poi trasmesso gli atti alle procure territoriali di competenza.

Secondo i legali di Arrighetti, la Cassazione ha dissipato i sospetti di frode. «La sentenza - dice l'avvocato Rosario Minniti, che con Gabriele Minniti difende Arrighetti, aministratore unico della ditta "Kria srl", produttrice dei "T Red" - spazza via tantissimi sequestri in tutta Italia. I "T Red" torneranno presto a funzionare - sostiene Minniti ,che ha visto accolte le proprie testi dalla Cassazione -, migliorando la sicurezza stradale, perchè dove ci sono gli incidente mprtali si azzerano. Ma mi chiedo: chi risarcirà i danni all'azienda e all'ingegnere Arrighetti?».

a.ceresoli

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