Martedì 22 Marzo 2011

Fikri tornerà in Italia lunedì
«Basta polemiche, si risolva il caso»

«Fikri tornerà in Italia lunedì prossimo. Non sapeva niente del suo ricoinvolgimento nella vicenda ed è rimasto di stucco». Roberto Benozzo è il datore di lavoro del marocchino arrestato a inizio dicembre per un'intercettazione telefonica tradotta male e poi scarcerato.

Di recente il suo nome era tornato alla ribalta per un articolo di «Panorama»: secondo il settimanale, infatti, ci sarebbe stata un'altra intercettazione, nella quale Fikri avrebbe detto «L'hanno uccisa davanti al cancello», che non sarebbe stata contestata durante l'interrogatorio del pubblico ministero. Secondo la Procura la frase in questione sarebbe stata pronunciata nel contesto di un dialogo irrilevante ai fini dell'indagine per la morte di Yara. Fikri, che era stato arrestato mentre, in traghetto, stava andando verso il Marocco, si era successivamente recato nel suo Paese d'origine, da dove appunto tornerà lunedì prossimo.

«Non parla bene l'italiano – racconta il suo datore di lavoro – e con la fidanzata al telefono parla un dialetto marocchino. Anche a me era stato acquisito, fin da subito, il Dna: eravamo stati convocati io, Fikri, un altro operaio e un artigiano che lavora per me».

Aggiunge Benozzo: «Credo che gli inquirenti stiano facendo ogni sforzo per risolvere questo caso, che è molto difficile: le polemiche a mio avviso sono del tutto inutili. Sento alla tv delle cose assurde su questo fatto. Francamente mi auguro che si risolva al più presto, anche perché così ci lascerebbero in pace del tutto. Io ho sempre camminato a faccia alta perché non ho niente da nascondere: anche per quella notte, quella del 26 novembre, garantisco io anche per Fikri. Probabilmente ci siamo trovati al posto sbagliato nel momento sbagliato».

Benozzo è però consapevole del fatto che i cani molecolari, durante le ricerche di Yara, avevano portato gli inquirenti proprio nel cantiere dell'ex Sobea di Mapello, dove la notte del 26 novembre lui e Fikri stavano lavorando: «Se i cani sono arrivati là, vuol dire che qualcosa là sarà successo. Che cosa, però, noi non lo sappiamo: quel cantiere è enorme e, se anche fosse accaduto qualcosa, noi non ce ne siamo accorti».

La posizione di Mohammed Fikri, che risulta ancora formalmente indagato, andrebbe verso l'archiviazione: una volta in Italia il ventitreenne tornerà ad abitare a Montebelluna, in provincia di Treviso, il paese dove il marocchino aveva già soggiornato e dove abitava anche lo scorso novembre, prima di finire nel caso di Yara.

Fa. Co.

a.ceresoli

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