Martedì 29 Marzo 2011

«Simone, dolce e garbato»
Il dolore di docenti e compagni

A distanza di due giorni dal tragico incidente di Ranica, in cui ha perso la vita Simone Masserini, studente 19enne di Fiorano al Serio, lunedì 28 marzo alla ripresa delle lezioni gli amici della quinta Am dell'Itis di Gazzaniga erano pietrificati dal dolore.

Sul banco di Simone, nell'ultima fila, vicino alla finestra si potevano leggere alcune parole a lui dedicate: «Ciao Masse», «Ti ricordiamo così, bello». Frasi scritte con un pennarello nero attorno alla fotografia dello studente sorridente, appoggiata al centro del tavolo. Vicino a quelle parole, si legge la frase in dialetto che Simone stesso aveva scritto e spesso ripeteva: «Sera fò la finestra».

L'insegnante di meccanica, Luigi Boninelli, l'ha ricordato così: «Era un ragazzo garbato e molto dolce. Adesso il mio pensiero va alla famiglia, so che era figlio unico. Negli incontri che abbiamo avuto negli ultimi anni, li ho visti molto uniti». Anche la vicepreside dell'istituto, Silvana Biella, è sconvolta per il dramma successo e ha parlato dell'importanza dell'educazione alla sicurezza: «Chiediamo che i docenti ricordino ai ragazzi di fare attenzione quando guidano. Gli scooter, per i ragazzi, sono strumenti di libertà e indipendenza, ma serve attenzione, perché possono diventare pericolosi».

Simone aveva trascorso il sabato sera con gli amici alla Street Parade, in città. Verso le 4, sulla strada del ritorno verso casa, viaggiava in sella dello scooter guidato dal suo amico Omar G., 19enne di Vertova. Il ciclomotore è stato tamponato da un'Audi A3, a Ranica. Simone, che viaggiava sul retro, è stato sbalzato a distanza di 30 metri dal punto dell'impatto, sul bordo della corsia opposta. Per lui non c'è stato niente da fare: è morto per le gravi ferite riportate.

Simone Masserini abitava in via Bergamo a Fiorano al Serio con la mamma Marisa e il papà Angelo. La sua grande passione era il ciclismo, che aveva praticato per nove anni a livello agonistico, fino all'anno scorso.

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 29 marzo

fa.tinaglia

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