Erodiani su Atalanta-Piacenza:
«Era fatta ma noi non la giocammo»

In attesa dell'interrogatorio di Cristiano Doni, che dovrebbe essere ascoltato a metà della prossima settimana, continuiamo a pubblicare gli estratti degli interrogatori degli indagati nell'inchiesta sul calcioscommesse davanti al gip Guido Salvini.

In attesa dell'interrogatorio di Cristiano Doni, che dovrebbe essere ascoltato dal procuratore capo di Cremona Roberto Di Martino a metà della prossima settimana, continuiamo a pubblicare gli estratti degli interrogatori degli indagati nell'inchiesta sul calcioscommesse davanti al gip Guido Salvini. Ecco di seguito i verbali di Massimo Erodiani, titolare di agenzie di scommesse, Vincenzo Sommese, centrocampista dell'Ascoli, e Francesco Giannone, commercialista di Beppe Signori, nelle parti in cui si fa riferimento all'Atalanta e al suo capitano.

A Erodiani viene chiesto di un incontro nello studio dei commercialisti di Signori, Giannone e Manlio Bruni. «La prima volta che ci sono andato c'era Giannone, c'era Signori e c'era Bruni. E sinceramente abbiamo iniziato a parlare della partita Atalanta-Piacenza... mentre noi stavamo lì io stavo in contatto telefonico con Paoloni, perché sì, è vero che io in una telefonata menziono Gervasoni (Carlo, difensore del Piacenza, ndr), ma io Gervasoni non l'ho mai sentito, perché io sentivo sempre e solo Paoloni. Paoloni mi diceva che aveva parlato con Gervasoni e gli aveva detto che volevano tot soldi, che sinceramente adesso faccio fatica a ricordare, non perché non glielo voglio dire... E abbiamo iniziato a trattare questa cosa qua, la transazione non è andata avanti in quella partita dove stavo io, perché il Paoloni chiedeva, non mi ricordo se 15, 20 mila euro in anticipo per... indirettamente li chiedeva per Gervasoni. E il gruppo di Bologna quando ho parlato di tariffario e roba varia... era 300 per la A, 120 per la B e 50 per la C, ma la C solo il posticipo».

Atalanta-Piacenza però, sostiene Erodiani, non è stata giocata né da lui né dai bolognesi, perché le quote si erano abbassate troppo, ma era stata comunque combinata: «Secondo me – dice al gip – è stata fatta comunque, ma io e loro (i bolognesi, ndr) non l'abbiamo fatta. È stata condizionata... anzi le dirò di più per farvi fare questa risata. Tre ore prima della partita io stavo in agenzia, mi chiamò Paoloni e mi disse "va bene Marco" perché volevano fare, dato che le quote si erano talmente abbassate e l'avevano talmente massacrate che Bologna aveva messo un vincolo, "guarda Massimo si può fare ancora se fai fare un over 3 e mezzo" e quindi doveva finire con somma 4 gol. Chiamando Paoloni prima mi disse "Sì, sì, si può fare dovete dare 10 mila euro in più al portiere" e fece il nome di Cassano, il portiere del Piacenza. Chiamai Bologna e Bologna mi disse "no, no, va bene, lascia stare"».

Il commercialista di Signori Giannone parla della partita Atalanta-Piacenza come di una gara già combinata: «L'avevano già stabilita e in particolare da... da Doni, perché comunque Doni è uno che nell'ambiente si sa, che è uno che gioca, gioca pesante e quant'altro. Quindi, la partita di fatto l'aveva fatta lui. L'idea che mi ero fatto io era questa qua, che probabilmente l'Atalanta aveva parlato chiaramente con qualcuno del Piacenza e nel caso specifico credo con Gervasoni. Questo gli ha dato l'informazione e Paoloni (il portiere del Benevento, ndr) la stava vendendo come una partita fatta da lui». Il gip lo incalza: «Mentre in realtà il grosso l'aveva fatto già l'Atalanta, qualcosa del genere?». «Sì – risponde il commercialista – la partita era già fatta perché avevano giocato già più di, quasi 500 mila euro su una partita che mediamente a quell'ora si giocano 200 euro». Poi, conclude Giannone, la scommessa non si è più fatta perché le quote si sono abbassate troppo.

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 20 giugno

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