Martedì 27 Settembre 2011

Consiglio regionale: tagli da rivedere
Anticipare costi standard nella sanità

Anticipo dell'applicazione dei costi standard nella sanità e un impegno per la Giunta ad attivarsi per il reintegro dei trasferimenti statali per le Regioni di 4,5 miliardi tagliati dal decreto legge 78/2010 e per la modifica degli obiettivi assegnati a Regioni ed Enti locali con una diminuzione degli obiettivi del Patto di Stabilità allo scopo di stimolare investimenti e crescita.

Sono questi i punti più essenziali di due Ordini del Giorno votati a maggioranza dal Consiglio regionale al termine di un dibattito di oltre cinque ore tutto centrato sull'impatto della manovra economica nazionale sul bilancio regionale.

I due documenti, presentati da PdL e Lega Nord, hanno trovato contrari i gruppi di opposizione (Pd, Idv, Sel, Pensionati e Gruppo Misto), mentre l'Udc si è espressa a favore.

Giorgio Puricelli del Pdl, primo firmatario dell'Odg che chiede l'anticipo nei costi standard nella sanità, nel suo intervento ha sottolineato che “Lazio, Campania, Puglia e Calabria da sole hanno prodotto il 75% del deficit sanitario” e “che tali disavanzi potrebbero essere drasticamente ridotti con apposite misure di contenimento”. Da qui l'urgenza di anticipare al 2012 l'entrata in vigore dei costi standard. Sempre per la maggioranza il capogruppo della Lega Nord Stefano Galli ha invece sottolineato la convinzione che la “manovra è migliorabile” e che “segnali in questo senso sono già arrivati”. Ecco perché – ha detto Galli – nel documento si impegna la Giunta ad attivarsi per il reintegro dei fondi per il Trasporto pubblico locale”: Galli ha poi aggiunto: “Comprendiamo l'esigenza di questa manovra e accettiamo anche i sacrifici da essa derivati, a patto però che questa sia davvero l'ultima volta in cui siamo costretti a tirare la cinghia. Vogliamo dirlo chiaramente: una situazione del genere non può durare all'infinito. Non è possibile pensare che i sacrifici debbano pesare sempre e solo sulle spalle dei soliti noti.””

Respinto invece il documento dell'Italia dei Valori e un ordine del giorno firmato da Pd, Sel e Misto: nel primo si chiedeva a Giunta e Consiglio di adoperarsi con gli strumenti più idonei affinché “l'attuale presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a fronte della propria conclamata incapacità unitamente a quella dell'attuale Governo di affrontare e riuscire a risolvere in maniera seria la crisi che attanaglia il Paese faccia un passo indietro”, mentre nel secondo documento si sollecitavano rapide decisioni sul taglio al costo della politica (indennità consiliari, vitalizio e spese segreteria e razionalizzazione del sistema sedi) e il ristabilimento di “un corretto rapporto fra Stato e Regioni, come definito nel Titolo V della Costituzione”. “La maggioranza – ha detto il capogruppo del Pd Luca Gaffuri - ha cassato le nostre richieste e le iniziative che chiedevamo di predisporre per affrontare prioritariamente il problema del lavoro, per creare opportunità occupazionali nuove per i giovani e per le fasce più deboli e per ridefinire le politiche attive del lavoro e gli ammortizzatori sociali per il 2012. Il documento votato dalla maggioranza è invece un libro dei sogni, un elenco di buoni propositi che resteranno sulla carta, ecco perché noi abbiamo votato contro”.

Sul passaggio nel documento di Pd, Sel e Gruppo Misto al taglio ai costi della politica, il Presidente della Commissione Affari Istituzionali Sante Zuffada (PdL) ha spiegato che “nel documento della maggioranza non se ne parla perché sulla questione ci siamo già mossi concretamente con l' insediamento di un Comitato bipartisan che presto porterà risultati concreti”.

Nel dibattito è anche intervenuto l'Assessore al Bilancio Romano Colozzi che dopo avere sottolineato come “lo scaricare tutti i tagli su autonomie regionali e locali faccia parte ormai di un metodo trasversale” ha sollecitato nuovamente una revisione del Patto di Stabilità e spiegato che devono essere preferiti i tagli alle spese di funzionamento rispetto a quelle per investimento. “Noi però - ha aggiunto Colozzi - non abbiamo paura dei raffronti sui costi di funzionamento con le altre Regioni perché il nostro indice di costo di 48 euro per abitante, mentre la media dello Stato è di 180. Qui se si deve tagliare è in primis lo Stato che lo deve fare”.

a.ceresoli

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