Nuccio Longhi garantisce:
«Per i dipendenti massima tutela»

«Come vuole che mi senta. È 46 anni che faccio questo lavoro, ci ho messo tutto: amore e capacità. Con i dipendenti e i collaboratori ho sempre avuto un rapporto molto bello. Pensi che da noi c'è un turnover bassissimo: arrivano tutti alla pensione».

«Come vuole che mi senta. È 46 anni che faccio questo lavoro, ci ho messo tutto: amore e capacità. Con i dipendenti e i collaboratori ho sempre avuto un rapporto molto bello. Pensi che da noi c'è un turnover bassissimo: arrivano tutti alla pensione. Avevo le lacrime quando il 10 ottobre, per la prima volta, non ho avuto i soldi per pagare gli stipendi e venerdì scorso ho dovuto dire loro che si chiude».

Dietro un'altra azienda bergamasca che tira giù la serranda, c'è la vita di una famiglia che va in fumo. Questa volta c'è quella di Nuccio Longhi, titolare, col fratello Giambattista, della storica concessionaria Opel e Chevrolet di via Ghislandi, che non a caso porta il nome del padre fondatore Gustavo.

Nuccio Longhi, 65 anni, ha il volto scavato dalle rughe; le mani tremule e gli occhi umidi nel ripercorrere la parabola discendente della sua attività. Ma la voce è ferma e la dignità intatta nel tentativo di spiegare come si è arrivati a questo punto senza ritorno: il mercato dell'auto che crolla di oltre il 50% nei primi mesi di quest'anno, i costi fissi che galoppano, l'efficienza che è al 130% ma non basta per coprire le spese.

Poi la resa. «Ma io ho sempre lavorato pulito, quindi non è che sono scappato con la cassa e ho detto a clienti e dipendenti "arrangiatevi". Nella mia vita non ho mai fregato nessuno, e non intendo farlo ora. Io, mia moglie, mio figlio e mia nuora siamo in officina tutto il giorno per cercare di rassicurare e rispondere a tutti».

L'azienda Longhi si è infatti affidata al consulente del lavoro Sergio Colombini per cercare di tutelare al massimo i 23 dipendenti a tempo indeterminato che ora rischiano di rimanere a piedi. Longhi è chiaro: «Nel concordato c'è scritto che i miei dipendenti non devono perdere un euro: né di Tfr né di stipendi arretrati né di quanto è dovuto loro per il mancato preavviso di fine contratto».

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