Venerdì 28 Ottobre 2011

Cinque Terre distrutte dall'alluvione
Longaretti: La mia Corniglia è salva

“Per me le Cinque Terre sono uno dei luoghi più belli non solo d'Italia, ma del mondo. Lo sono anche adesso. Con quelle montagne a picco sul mare. Vedere le immagini di quel disastro mi ha ferito. La mia Corniglia si è salvata perché è in alto”. Trento Longaretti parla con un filo di voce. Quelle cinque perle che finiscono nello specchio ligure sono la sua seconda terra, una terra fortemente amata sin dal primo incontro, una terra che lo ha adottato. Da decenni, infatti, il pittore trevigliese trascorre lunghi periodi nel suo studio a Corniglia, un pugno di case che paiono granelli di sabbia su un cucuzzolo, a metà strada fra Manarola e Vernazza.

“Dopo l'alluvione – racconta – mi sono informato per sapere cosa fosse accaduto. Ho avuto fortuna anche stavolta. La mia casa e quelle di Corniglia non hanno subìto gravi danni. E' ceduto solo un muro a secco della mia proprietà, niente rispetto a quanto accaduto a Vernazza”. Corniglia del resto è quasi inaccessibile: “Diciamo che se si viene dalla stazione, bisogna fare 340 gradini per arrivare in paese”.

Longaretti in Liguria c'è stato un mese fa, ma dopo il “ponte” dei Santi è pronto a tornarci. Del resto, come dice sovente, per lui lavorare alle Cinque Terre è un'esigenza, quando ha bisogno di stare tranquillo, quando sente la necessità di dipingere è li che deve andare, solo lì riesce a dipingere come non riesce a fare altrove. Il paesaggio lo stupisce ancora: il verde unico di Corniglia, le terrazze, le vigne, la montagna che cade nel blu. Ma il suo pensiero ora corre alle vicine sorelle di Corniglia.

“Non avrei mai immaginato una cosa simile. Monterosso, così carino con quella spiaggia tanto ambita e così distrutto. Vernazza, un paesino delizioso, sepolto da fango. Penso alla chiesa romanica di quel luogo e ai pezzi d'arte. Andrò a vedere cos'è accaduto”. A Corniglia tanti sono gli amici di Longaretti. A lui si devono fra l'altro le due vetrate della chiesa del paese, dedicata a San Pietro, in stile gotico risalente al XIV secolo. “Mi auguro che la gente del posto – dice il maestro – riesca a trovare la forza di superare questo momento. Sarà dura, ma credo che come accadde per il terremoto in Friuli, non mancheranno gli aiuti di tanta gente di buona volontà”. E' un lembo di terra che non può di certo essere abbandonato. Longaretti lo sa. Lo aveva scoperto negli anni Settanta, quando vide prima la località di Framura, poi la bucolica Corniglia. Una volta raccontò a un cronista chi viveva in quel luogo “remoto”. Gente insolita e stravagante, pseudo artisti, ex sessantottini. E fra i tanti Longaretti ricordava un tizio che si costruì una zattera per circumnavigare in solitaria il mondo, ma affondò a Monterosso. Sì, in quel mare che ora non ha più nulla di blu.

Ne sa qualcosa anche Patrizia Maestroni di Curno, da un decennio alla Cinque Terre. Dalle finestre del suo Bed&Breakfast Il Vigneto di Volastra, nel Comune di Riomaggiore, alle spalle di Manarola, la vista è impressionante. “Il primo tratto di mare – dice – è marrone, sporco di fango e detriti, il blu lo si vede solo in lontananza. Noi ci siamo salvati perché siamo in alto. C'erano due ospiti francesi quando è accaduto il disastro e sono rimasti sbigottiti dalla forza devastatrice delle acque e dei torrenti”.

“E' successo tutto in poche ore – continua -, è sceso il 50% di acqua piovana che normalmente cade in un anno. A Vernazza ho un amico ristoratore. Macerie e fango hanno raggiunto il primo piano di case e locali pubblici”. “I danni sono ovunque – conclude -, la colata di fango ha coperto tutto, quasi cancellato un paese. Ma anche sulla collina sono caduti terrazzi, muretti a secco. La ricostruzione durerà tantissimo. E anche la mia attività sicuramente subirà ripercussioni. L'importante ora è rimboccarsi le maniche. Le Cinque Terre risorgeranno”.

Emanuele Roncalli

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