Yara, il pm respinge le accuse
Martedì i genitori dal magistrato

Sotto attacco per presunte falle nell'indagine che coordina ormai da 14 mesi il pm Letizia Ruggeri fa chiarezza e risponde punto per punto alle critiche. Pur non scendendo nei dettagli e difendendo il segreto istruttorio, il magistrato rispedisce al mittente le contestazioni.

Il campo di Chignolo d'Isola dove fu trovata Yara fu dissequestrato troppo presto? «I sigilli furono tolti dopo accurati rilievi». Perché la Volkswagen Golf di Mohammed Fikri non fu perquisita, così come quel furgone bianco caricato sulla nave per il Marocco? «Perché non passarono mai dalla Bergamasca». Perché nessuna rogatoria internazionale per gli operai stranieri che lavoravano al cantiere di Mapello? «Perché ormai è appurato che quel cantiere non c'entra nulla con l'indagine».


Sotto attacco per presunte falle nell'indagine che coordina ormai da 14 mesi – ultima iniziativa in ordine di tempo è la petizione con cui il consigliere regionale Daniele Belotti ne chiede la sostituzione – il pm Letizia Ruggeri fa chiarezza e risponde punto per punto alle critiche. Pur non scendendo nei dettagli dell'attività investigativa e difendendo il segreto istruttorio, il magistrato rispedisce al mittente le contestazioni. Sia quelle mosse dal politico lumbard, sia quelle che – ormai non è un segreto – serpeggiano in alcuni ambienti investigativi, dove si è convinti che sulla posizione del marocchino Fikri non sia stata fatta piena luce.


Il dissequestro del campo
Il campo di via Bedeschi a Chignolo d'Isola, dove fu trovato il cadavere di Yara, fu reso off-limits all'arrivo della polizia, dopo la scoperta, nel pomeriggio del 26 febbraio 2011. Due giorni dopo fu reso accessibile e divenne meta di un pellegrinaggio da parte di comitive con mazzi di fiori, lettere e pupazzetti, provenienti anche da fuori provincia.
Tornò inaccessibile al pubblico il primo marzo, in attesa di un secondo sopralluogo tecnico dell'équipe dell'antropologa forense, Cristina Cattaneo (avvenuto il giorno dopo), per essere definitivamente dissequestrato al termine di quest'ultima verifica (concentrata in particolare sull'analisi delle essenze vegetali). Fu un dissequestro «frettoloso», come lo ha definito Belotti nella sua petizione? Non per il pm: «Il campo – spiega Letizia Ruggeri – fu passato al setaccio subito e a lungo, e i sigilli sono stati tolti al termine dei rilievi, quando non erano più necessari».


Il corpo contundente
Yara è stata ferita con una lama (probabilmente un taglierino), ma le è stata riscontrata anche un'ampia lesione alla testa. Colpita da un sasso che forse è stato lasciato nel campo di Chignolo e non è mai stato trovato? «Ogni accertamento è stato compiuto. Quanto alla lesione alla testa, è stata prodotta da un corpo contundente, non è stato stabilito se un sasso (che comunque non è stato trovato) o altro», chiarisce il pm. Secondo quanto emerso dalle indagini, la tredicenne ginnasta di Brembate Sopra potrebbe essere stata colpita al capo persino da un pugno.


Nelle tasche del giubbotto di Yara furono ritrovati il suo lettore Mp3, la scheda Sim e la batteria del cellulare, ma non il corpo del telefonino. Che fine ha fatto? L'apparecchio di marca «Lg», colore nero, è stato cercato a lungo, senza esito, nel campo di Chignolo. Se tornasse a funzionare in Italia con una nuova batteria e una nuova scheda Sim, gli inquirenti lo scoprirebbero. Ma se fosse finito all'estero? Per controllare il traffico telefonico oltre confine servirebbero rogatorie internazionali, che non risultano essere state inoltrate. «Ma in quale Paese verificare? – osserva il pm –. E su quali basi? Le indagini non portano in questa o quella nazione».


Gli operai «spariti»
A proposito di rogatorie, ecco un'altra delle critiche mosse al pm: ad alcuni operai romeni che avrebbero lavorato al cantiere del centro commerciale di Mapello non sarebbe stato preso il Dna e, nel frattempo, sarebbero tornati in patria. Perché non è stata presentata una rogatoria internazionale? «Perché non ci sono sospettati e perché il cantiere di Mapello, è stato appurato, non c'entra nulla con l'indagine», ribadisce il pm. E il fiuto dei cani, che hanno portato fino a quello stanzino che fu sequestrato? Forse, solo una coincidenza. Nel cantiere – si è infatti appreso – fu trovata soltanto una macchiolina sospetta, che fu fatta analizzare a Roma: era ruggine.


L'auto di Fikri
La richiesta di archiviazione del fascicolo a carico di Mohammed Fikri giace sul tavolo del gip, Vincenza Maccora: per il pm Letizia Ruggeri è estraneo ai fatti. Ma perché la sua auto, una Volkswagen Golf che lasciò parcheggiata a Genova, non fu mai perquisita, così come il furgone bianco che era stato caricato sulla nave? «L'auto di Fikri non è mai stata nella Bergamasca – chiarisce il pm – dato che Fikri si spostava con il furgone del suo datore di lavoro e con quello era giunto a Mapello per lavorare al cantiere. Quanto al furgone, era di suo cugino, non suo, e anche questo veicolo non è mai passato per la Bergamasca».


Vittorio Attanà


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