Lunedì 26 Luglio 2004

K2: cronaca in presa diretta di una nuova conquista

Cinque alpinisti della spedizione italiana per celebrare i 50 anni della conquista del K2 sono riusciti ad arrivare sulla vetta della seconda montagna più alta del mondo, a 8.611 metri d’altitudine. I primi a giungere in cima, attorno alle 13.30 ora italiana, sono stati Silvio Mondinelli e Karl Unterkircher. Dopo meno di un’ora i due alpinisti sono stati raggiunti anche da Michele Compagnoni, Ugo Giacomelli e Walter Nones. Non ce l’ha fatta invece l’alpinista di Lizzola Mario Merelli, che ha rinunciato alla scalata per il troppo vento e il troppo freddo.

Sono le 16.30 ora locale sul K2, una giornata di sole, anche se il vento ha sollevato per tutto il giorno lunghi pennacchi di neve dalle creste del vicino Broad Peak. Un lungo applauso, a Casa Italia, scioglie le oltre 13 ore di tensione, in un alternarsi snervante di notizie contrastanti e di emozioni. E’ uno straordinario successo collettivo della spedizione «K2, 50 anni dopo». Insieme agli alpinisti italiani ci sono anche gli alpinisti del team della Televisione spagnola «Al filo de lo imposible»: Juanito Oiarzabal, Juan Vallejo, Mikel Zabalza e la fortissima trentenne basca Edurne Pasab.

Era dalle 5 di mattina, l’ora del primo contatto radio intercettato dagli spagnoli, che la comunità del Campo Base seguiva le fasi finali della salita. In quel momento gli italiani erano addirittura dieci, impegnati nel ripidissimo colatoio del Collo di Bottiglia. Poi più niente fino alle 7, quando Alex Busca rompeva il lungo silenzio degli italiani con una prima comunicazione drammatica. Lui, Mario Merelli, Massimo Farina, Stefano Zafka e Tarcisio Bellò, avevano rinunciato: «Troppo vento e freddo».

Alle 12,30 la prima comunicazione radio diretta, di Walter Nones, conferma che il gruppo procede compatto e unito nella neve alta, facendosi sicurezza uno con l’altro e alternandosi nel battere traccia. Gli occhi di tutti quelli rimasti al campo base sono calamitati sulla grande montagna. Impossibile vedere gli uomini che lassù stanno lottando senza ossigeno con le raffiche di vento e il freddo, nonostante i binocoli puntati verso l’alto. Il loro dramma si svolge in assoluta solitudine, riportando questa cronaca ai tempi dei pionieri. Come di stampo antico, fatta di tenacia, coraggio, capacità di soffrire, è la determinazione con la quale "i magnifici 9" si sono aperti la via verso la vetta. Alle 15 ora locale di questa indimenticabile giornata di luglio, dopo tre anni di tentativi tutti falliti, 5 italiani e 4 spagnoli possono guardare il mondo da 8.611 metri d’altezza.

(26/07/2004)

l.moretti

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