Venerdì 06 Luglio 2012

«Prima i telefoni poi il fisco
così mi hanno rovinato»

Una storia che ha del surreale ma che, purtroppo, rispecchia l'andamento dei nostri tempi. Protagonista l'imprenditore bergamasco Marco Foresti, titolare della Società Editrice Informatica Srl (Sei), un'azienda di banche dati per appalti pubblici che dagli anni d'oro e da fatturati importanti è finita sull'orlo del fallimento in seguito a un contenzioso con un operatore telefonico che undici anni fa tolse la linea telefonica per qualche mese all'impresa, che basava gran parte del lavoro proprio su corrispondenze telefoniche. Come se non bastasse, in seguito a questo evento, anche l'Agenzia delle entrate ha iniziato a bersagliare l'imprenditore con richieste impositive sproporzionate.

La storia di Marco Foresti parte nel 1985 quando avviò la prima banca dati digitale per appalti pubblici. Nel 1999 la Sei registrò il picco di fatturato con più di un milione di euro (oltre due miliardi di vecchie lire) grazie a un sistema di abbonamenti e grazie al servizio telefonico che garantiva una media di 500 chiamate al giorno.

Nel 2001 però qualcosa si rompe: l'operatore staccò improvvisamente le linee telefoniche alla Sei. Cause su cause, ma il fatturato della Sei cala a picco.

La causa con l'operatore è tutt'ora in sospeso ed è in qualche modo decisiva per l'altra causa che l'impresa ha in corso con l'Agenzia delle entrate. «Nel marzo del 2010 l'Agenzia delle entrate mi ha presentato un conto tra i 250.000 e i 500.000 euro per l'anno 2005 notando il crollo del fatturato e accusandomi di evasione. Naturalmente mi sono rifiutato di patteggiare, nonostante mi fosse stato chiesto di farlo, e mi sono presentato di fronte alla commissione tributaria». Contraddittorio che è avvenuto il 15 aprile 2011 e solo il 5 marzo scorso è arrivata la sentenza che, anche in questo caso, ha respinto il ricorso di Foresti condannandolo a pagare una cartella da 86 mila euro per l'anno in questione.

Ascolta la storia di Marco Foresti scaricando l'audio e leggi di più su L'Eco in edicola venerdì 6 luglio

a.ceresoli

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