Prenotano ma «bidonano» i rifugi
Il Soccorso alpino: così non si fa

Gente in ferrata con le scarpe da ginnastica, furbetti del sentierino che fingono malori per scroccare un passaggio a valle in elicottero, escursionisti della domenica che pianificano tabelle di marcia messneriane salvo poi ritrovarsi stremati a metà percorso.

Gente in ferrata con le scarpe da ginnastica, furbetti del sentierino che fingono malori per scroccare un passaggio a valle in elicottero, escursionisti della domenica che pianificano tabelle di marcia messneriane salvo poi ritrovarsi stremati a metà percorso.

C'è una sorta di sufficienza che sta scalando le nostre cime insieme a migliaia di appassionati. A volte si va in montagna con la leggerezza con cui si affronterebbe una passeggiata su un lungolago, tanto c'è sempre qualcuno che verrà a salvarci (gratis), no?

Il caso delle eliambulanze scomodate non sempre a proposito è quello più clamoroso (e antipatico). Ma c'è pure una serie di piccoli episodi, trascurata dalle cronache e però capace di procurare allarmi e lavoro per soccorritori e forze dell'ordine, che ha a che fare col menefreghismo d'alta quota.

Negli ultimi 15 giorni il Soccorso alpino è dovuto intervenire due volte per cercare persone che avevano prenotato una notte in rifugio e poi hanno dato buca, senza nemmeno degnarsi di una telefonata. «Se lo fai con un ristorante o un hotel può starci: al massimo l'esercente s'arrabbia per il mancato introito - spiega Renato Ronzoni, responsabile della VI delegazione orobica del Soccorso alpino -. Ma devi capire che se non ti vedono arrivare in un rifugio è logico che scatti l'allarme».

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