Giovedì 18 Ottobre 2012

«Pagai CdO per delibera dovuta»
Nell'inchiesta politici e funzionari

Si allarga anche ad alcuni politici e funzionari della Regione Lombardia l'inchiesta della Procura di Milano con al centro presunte tangenti versate per ottenere l'apertura di una discarica di amianto con anche il via libera di una delibera approvata dalla Giunta regionale su proposta del Governatore, Roberto Formigoni.

Nel frattempo, dagli atti dell'indagine risulta che Pierluca Locatelli, l'imprenditore interessato a quella cava nel Cremonese, ha ammesso di aver "pagato" l'anno scorso i vertici della Compagnia delle Opere bergamasca ora indagati: una mazzetta da 210 mila euro, di cui 25 mila in contanti, oltre a lavori gratis per la ristrutturazione di una scuola del valore, a suo dire, di circa un milione di euro.

L'ipotesi alla base dell'inchiesta - che nel novembre 2011 portò in carcere l'allora vicepresidente del Consiglio Regionale ed ex assessore Franco Nicoli Cristiani - è che l'imprenditore bergamasco, per ottenere il 'disco verdè per aprire la discarica con la delibera numero 1594 del 20 aprile 2011, abbia dovuto versare, da una parte, una tangente da 100 mila euro allo stesso Nicoli Cristiani del Pdl e dall'altra 'oliarè con una nuova mazzetta e "altre utilità" anche Rossano Breno e Luigi Brambilla, all'epoca presidente e vicepresidente della Cdo di Bergamo (il primo ha lasciato l'incarico mercoledì).

La seconda tangente, stando alla ricostruzione dei pm, sarebbe stata versata perchè alcuni funzionari regionali che si sono occupati dell'atto di giunta sono anch'essi legati alla Compagnia delle Opere. Ed è per questo che, da quel che è trapelato dalle maglie dell'indagine, nel registro degli indagati sono stati iscritti alcuni politici e dirigenti amministrativi sui cui nomi - alcuni dei quali compaiono sul provvedimento proposto da Formigoni - gli inquirenti mantegono uno stretto riserbo.

Il Governatore lombardo ha definito mercoledì "perfettamente legittima" la delibera regionale. "È stata approvata all'unanimità", ha osservato, sottolineando che la competenza in materia è solo della Giunta regionale "e non di Provincia e Comuni".

E ancora: "Mi spiace per gli amici implicati nella vicenda. Un avviso di indagine non è una condanna, ma un'ipotesi e comunque io non ne so assolutamente nulla". Secondo i pm, invece, Breno e Brambilla avrebbero agito come "mediatori", affinchè "gli amministratori della Regione Lombardia" con cui erano "in contatto" favorissero gli "interessi" di Locatelli e "l'ottenimento dell'Autorizzazione regionale per l'apertura" della discarica.

Agli atti dell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Paolo Filippini e Antonio D'Alessio, ci sono una serie di intercettazioni che tirano in ballo Breno e Brambilla, ma anche l'ormai ex assessore all'Ambiente, Marcello Raimondi. Intercettazioni già emerse a seguito dell'arresto di Nicoli Cristiani il 30 novembre 2011.

Nel fascicolo d'indagine, però, c'è anche un importante interrogatorio del 31 gennaio scorso. In quel verbale Locatelli parla del suo rapporto con Breno e racconta, in sostanza, di aver "pagato la Cdo" e - aggiunge - di averlo fatto anche se quello era un "atto dovuto". A suo dire, infatti, quell'autorizzazione per trasformare la cava in discarica di amianto gli spettava, era un "atto legittimo".

E spiega che per ottenerla, però, non solo ha dovuto pagare versando una presunta mazzetta da 210 mila euro - 25 mila in contanti e 185 mila attraverso finte consulenze - ma anche eseguire lavori gratis alla scuola Imiberg di Bergamo, legata alla Cdo, per un importo di circa 1 milione di euro. Dalle prime verifiche degli investigatori, in realtà, i lavori dovrebbero essere costati circa la metà. Breno, intanto, mercoledì ha affermato di essere "sereno" e "estraneo alle accuse che mi vengono mosse". E la società Imiberg ha chiarito che "è scorretto" associare il suo nome "alle inchieste in corso", perchè "la cooperativa, ente senza scopo di lucro composto da genitori e insegnanti, non è sottoposta ad alcuna indagine da parte della magistratura".

Francesca Brunati e Igor Greganti
(ANSA)

a.ceresoli

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