Martedì 23 Ottobre 2012

Clima secco, decimate le castagne
Raccolta in ritardo di 3 settimane

Troppo secco, decimate le castagne lombarde. Secondo un monitoraggio della Coldiretti regionale, sugli oltre 80 mila ettari di castagneti fra le Alpi e il Po (concentrati nelle aree montane e collinari di Bergamo, Brescia, Pavia, Como, Lecco, Varese e Sondrio) si sono registrate perdite anche del 70 per cento sulla produzione media delle singole varietà.

La lunga estate calda – spiega la Coldiretti Lombardia - ha lasciato il segno: ricci piccoli e verdi, castagne che faticano a maturare e l'assedio della vespa cinese. Anche la raccolta è iniziata in ritardo, a ottobre, mentre di solito parte nella prima della metà di settembre.

«Avremo una riduzione fra il 70 e l'80 per cento. Quelle rimaste sono sane, ma sia il secco dell'estate che i parassiti hanno colpito in maniera significativa. Noi abbiamo aperto la raccolta lunedì 8 ottobre e andremo avanti fino al 2 novembre» conferma Germano Squaratti, tecnico del Consorzio della Castagna che, in Valcamonica, nel Bresciano, copre una zona che va da Pisogne a Edolo. «È un disastro – racconta Francesco Romele, 62 anni, agricoltore di Iseo – sia per le castagne che per i marroni abbiamo perso quasi tutto il raccolto. Ci ha colpito il cinipide (il parassita orientale, ndr) e la siccità di giugno, luglio e agosto ha fermato le piante e la maturazione dei ricci, che sono rimasti piccoli. Si sono salvati solo gli alberi più vecchi che hanno le radici che pascano molto in profondità».
Giuliano Locatelli, 48 anni, di Almenno San Bartolomeo, erede di due generazioni di castanicoltori, spiega: «Il raccolto è in ritardo e c'è un 10 per cento di frutti più piccoli: quest'anno ha fatto troppo caldo e le piante sono andate in stallo. Ma il resto del prodotto è buono».

Intanto continua la lotta all'«alien del castagno». Si tratta – spiega la Coldiretti regionale - di un insetto, chiamato Cinipide galligeno, arrivato dall'oriente e scoperto per la prima volta nel 2006 ad Albino (Bergamo) e a Sonico (Brescia), è diventato endemico fra il 2010 e il 2011, che si sistema nelle piante con delle specie di sacche piene di uova da cui nascono i nuovi esemplari. Adesso si sta cercando di eliminarlo con un altro imenottero, il Torimide, anche lui orientale, che ne mangia le uova e si autoestingue quando non ci sono più gli insetti di cui si nutre. «Le prime introduzioni stanno dando gli effetti sperati, ma ci vorrà qualche anno prima che faccia effetto su tutto il territorio regionale – spiega Marco Bazoli, specialista del servizio fitosanitario dell'Ersaf (l'ente forestale della Lombardia) – intanto sui castagneti ha pesato molto il clima secco di questa estate: ci sono diversi boschi con frutti piccoli e secchi».

fa.tinaglia

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