Martedì 30 Ottobre 2012

Creditori sul piede di guerra
Trucca, presidio con 70 furgoni

Sembrano non finire mai i problemi per il nuovo ospedale di Bergamo. Stanchi di continue promesse che restano tali, le aziende creditrici che attendono da mesi di essere pagate per i lavori svolti all'interno del cantiere in via Martin Luther King hanno deciso di passare dalle parole ai fatti. E così hanno organizzato per lunedì 5 novembre una manifestazione di protesta ai cancelli del nuovo ospedale, alla Trucca. 

In pratica, i manifestanti hanno promosso un presidio che sarà caratterizzato da 70 furgoni (tanti quante le aziende che ancora attendono il saldo del loro lavoro, costituitesi recentemente nella LIA, Liberi Imprenditori Associati) e 140 persone, due per ogni furgone fuori dai cancelli del nuovo ospedale.

Destinataria della protesta l'azienda ospedaliera Ospedali Riuniti, accusata dalla LIA di non aiutare le piccole e medie imprese della Bergamasca. La LIA - è stato detto nel corso di una conferenza stampa tenutasi martedì pomeriggio - ha anche presentato un esposto alla Guardia di Finanza e alla Procura della Repubblica pe una presunta violazione dell'articolo 118 della legge che regola gli appalti. L'articolo in questione - sostiene la LIA - obbligherebbe la ditta appaltatrice a consegnare all'azienda appaltante (in questo caso i Riuniti) le fatture di pagamento del lavoro dei sub appaltatori. Nonostante ciò, sostiene la LIA, i Riuniti non avrebbero atteso all'obbligo di vigilare su questo fronte, continuando a pagare i diversi stati di avanzamento dei lavori (i cosidetti SAL) alla ditta appaltante, senza cioè accertarsi che tutti coloro che avessero lavorato fossero stati di volta in volta pagati.

L'obiettivo della LIA - è stato detto in conferenza stampa - non è quello di boicottare l'apertura del nuovo ospedale, ma quello di porre all'attenzione generale un tema - quello dell'articolo 118 appunto - disatteso non solo a Bergamo, ma in tutta la Penisola. Da parte dell'azienda ospedaliera, nessun commento sulla vicenda.

a.ceresoli

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