Giovedì 01 Novembre 2012

La cura dei defunti segno di sete di vita
Mons. Beschi sulla tomba di Morosini

«La cura e la pietà verso i defunti appartengono alla civiltà umana di ogni tempo. In tutti i cimiteri, da quelli monumentali fino a quelli dei paesi più piccoli, ci sono tanti lumi accesi. È un segno bellissimo sia del legame continuo e del nostro affetto con i nostri defunti, sia della nostra sete di vita. Il nostro destino non è consegnato alla terra e alla disgregazione, ma è nella lode al Signore». Sono le parole del vescovo Francesco Beschi durante la Messa solenne del 1° novembre, solennità di Tutti i Santi, nella chiesa del cimitero civico di Bergamo.

All'omelia, la sottolineatura della tradizione della visita ai cimiteri. «Ricordiamo i nostri cari morti, ma anche le persone che non conosciamo, coloro che sono caduti ieri e oggi, anche pagando il prezzo della vita, per la fedeltà all'adempimento del loro dovere e servizio alla società. Oggi esistono anche forme diverse dal consegnare il corpo dei propri cari: anche se non sono deposti al cimitero, sono conservati nel cuore delle persone che hanno ama to».

Al termine, il vescovo ha partecipato agli onori ai Caduti di tutte le guerre. Poi ha pregato sulle tombe dai sacerdoti nel famedio e si è fermato a pregare anche davanti alla tomba del calciatore Piermario Morosini, morto lo scorso aprile sul campo di Pescara per crisi cardiaca.

fa.tinaglia

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