Omicidio di Santo Barcella
Chieste due condanne

Una richiesta di assoluzione e due di condanna per omicidio volontario e occultamento di cadavere a sedici e quattordici anni: questa la conclusione della requisitoria del pm in relazione all'uccisione di Santo Barcella.

Una richiesta di assoluzione, ma con la formula dubitativa che richiama la ormai in disuso insufficienza di prove, e due di condanna per omicidio volontario e occultamento di cadavere a sedici e quattordici anni: questa la conclusione della requisitoria del pubblico ministero Carmen Pugliese in relazione all'uccisione di Santo Barcella, settantenne artigiano in pensione di Clusone, scomparso dalla sua abitazione il 6 novembre 2010 e trovato poi cadavere il 22 marzo 2011 a Valpiana, nei boschi sopra Gandino.

Per quel fatto in udienza preliminare si trovano infatti come imputati Geremia Telini, quarantatreenne imprenditore di Gorno, detenuto e difeso dall'avvocato Enrico Mastropietro, Roberto Poletti, 38 anni, disoccupato di Gorno, assistito dall'avvocato Riccardo Tropea, e infine Benim Ponik, 36 anni, operaio kosovaro di Gazzaniga, assistito dall'avvocato Michele Cesari: quest'ultimo, tra l'altro, è anche l'unico dei tre attualmente a piede libero, dopo che il suo difensore sfruttando indagini difensive era riuscito, a febbraio, a farlo scarcerare per insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e per lui il pm ha chiesto l'assoluzione; sedici anni e otto mesi la richiesta contro Telini, e quattordici anni e otto mesi invece per Poletti.

Martedì mattina davanti al gup Bianca Maria Bianchi il pm ha ripercorso in poco più di un'ora nella sua requisitoria i passaggi fondamentali dell'accaduto e le prove a sostegno dell'inchiesta: secondo la ricostruzione dell'accusa tutto sarebbe nato da una truffa messa a segno da Santo Barcella proprio nei confronti di Telini.
Quest'ultimo avrebbe quindi organizzato una sorta di spedizione punitiva contro il settantenne, che era stato di fatto rapito e poi ucciso, strozzato da una cintura e preso a colpi di roncola: il cadavere era stato quindi abbandonato, all'interno di un sacco nero, nei boschi di Valpiana. Il primo dei tre indagati a essere individuato era stato proprio Telini, quindi un assegno aveva portato a individuare come presunto complice Ponik e questi aveva condotto gli inquirenti fino a Poletti. Ponik si era fin da subito detto estraneo: lui avrebbe semplicemente raccolto le confidenze degli altri due, autori materiali dell'omicidio, ma non sarebbe nemmeno stato presente. A sostegno di questo aveva prodotto al gip una serie di elementi, che lo avevano portato alla scarcerazione. Per l'accusa Poletti e Telini avrebbero invece ucciso, in concorso tra loro, Barcella.

L'avvocato Michele Cesari, nella sua arringa, ha chiesto a sua volta l'assoluzione del proprio assistito: assente materialmente al momento dell'uccisione di Barcella, ne avrebbe saputo dei dettagli dagli altri due. L'avvocato Mastropietro, dopo aver illustrato la posizione di Telini (che nelle ultime dichiarazioni aveva dato la responsabilità dell'omicidio a Poletti e al kossovaro), si è riservato la produzione di una memoria. Anche l'avvocato Riccardo Tropea, per Poletti, chiedendo l'assoluzione ha ricostruito la posizione del proprio assistito, in un articolato intervento: a partire dal fatto che a chiamarlo in causa sarebbe Telini, rivelatosi inattendibile per le molte versioni rese dei fatti, e nessun riscontro oggettivo porterebbe a Poletti come omicida. Il suo ruolo - per la difesa - sarebbe stato quello di spettatore suo malgrado dell'omicidio. La sentenza è attesa il 7 dicembre.

Tiziano Tista

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