Mercoledì 19 Dicembre 2012

«Il Piano cave è decaduto»
Si ripristinerà quello del 2004

Basta con i tira e molla, basta tribunali e si proceda, invece, con le prescrizioni del Tar che, ancora una volta - e a questo punto una volta per tutte -, ha sentenziato senza cambiare idea: il Piano cave di Bergamo è decaduto. Manca la Vas (cioè il documento che misura la compatibilità ambientale), mancano le istruttorie a supporto delle modifiche - pesanti - introdotte nel 2008 dal Consiglio regionale al documento della Provincia di Bergamo.

La Regione di oggi azzera quelle modifiche apportate dalla Regione dell'altroieri. E si torna lì, al documento adottato nel 2004 da Via Tasso. Secondo le indicazioni arrivate ieri da Palazzo Lombardia a Milano, al termine di un incontro tra l'assessore tecnico all'Ambiente, Leonardo Salvemini, e l'avvocato degli ambientalisti, Paola Brambilla (presidente di Wwf Lombardia), dovrebbe essere dato il via libera, come richiesto dal Tar, alla Valutazione ambientale strategica (Vas) per ripristinare il Piano cave 2004 «entro 6/8 mesi».

«Incontrerò Confindustria»
Nei prossimi giorni, l'assessore incontrerà anche i rappresentanti di Confindustria per avere un quadro completo della situazione. Nel frattempo Salvemini ha spiegato che «l'idea proposta dal Wwf, e condivisa dalla Provincia di Bergamo, è di ripartire dal Piano cave del 2004. Ho dato mandato ai miei uffici di verificare questa possibilità». Sembra dunque escluso un ricorso contro l'ultima - «pesante» - sentenza del Tar perché «il conflitto è l'ultima soluzione, quella residuale» conclude Salvemini. Insomma, «la stagione dei conflitti deve essere archiviata» e forse il Piano cave di Bergamo può «essere l'apripista di questa nuova strada».
Salvemini si mostra fiducioso: «Confido di trovare un punto di sintesi: togliere le modifiche inserite dalla Regione e ripartire dal Piano cave provinciale del 2004, rileggendolo alla luce di una Valutazione ambientale strategica». Se non ci saranno incidenti procedurali ci vorranno «tra i 6 e gli 8 mesi per tornare al vecchio piano e approvarlo in Regione».

Che non ci saranno incidenti procedurali è tutto da vedere, anche perché la stagione dei tecnici in Regione ha le settimane contate. Quel che è certo, però, è che da più parti il Piano cave bergamasco così come approvato nel 2008 dalla Regione veniva ormai giudicato indifendibile e, finalmente, anche la Regione oggi se n'è definitivamente accorta. Pare dunque scongiurata una nuova stagione di controricorsi, anche se ce ne sono tutt'ora parecchi pendenti al Tar e al Consiglio di Stato ed è tutto da vedere come andrà a finire.

Nel frattempo, sulla svolta di ieri arriva il commento soddifatto del presidente della Provincia, Ettore Pirovano: «Lo dicevamo da almeno tre anni che il piano com'era tornato indietro dalla Regione nel 2008 era improponibile, con tutti quei nuovi ambiti che noi non avevamo indicato, con altri decapitati, alcuni azzerati senza una precisa logica che rispondesse alle necessità del territorio. E abbiamo fatto bene a non rilasciare mai alcuna autorizzazione per le cave che erano state introdotte dal Pirellone. Ci ritroveremmo a dover bloccare le attività dei cavatori. Un grosso guaio in più, ma almeno quello l'abbiamo evitato».

Punto e a capo, dunque. Ma, in pratica, adesso cosa succede? Da qui a quando (quando?) il Piano 2004 sarà riapprovato dal Consiglio regionale (senz'altro quello che uscirà dalle urne di primavera), si considera vigente il documento del 2008? «Noi – ha confermato ieri in Via Tasso il responsabile dell'Ufficio cave, Renato Righetti – consideriamo in vigore il piano del 1997 per la ghiaia, che era la revisione del primo piano provinciale del 1991». Vale a dire un documento che con le necessità di oggi non c'azzecca niente. Non per nulla era stato cancellato da quello del 2004. Oppure, la pianificazione è vacante? Che gran «rebelòt». Perché a questo punto, chi deve festeggiare e chi no? Due esempi: la tanto osteggiata cava di Telgate nel 1997 non c'era. Quindi, morta e sepolta? Secondo caso, quello della cava «Fumagalli» a Pontirolo: un ampliamento previsto nel 1997 era stato cassato nel piano 2004. Ora torna in pista e la «Fumagalli» - peraltro sull'orlo del fallimento - potrebbe tornare alla carica? Non si sa. Papale, papale, non si sa.

Quattro anni di ritardo
L'unica certezza, a bocce ancora in movimento, è che la sentenza del Tar che dà ragione agli ambientalisti - Wwf, Legambiente, Italia Nostra - , arriva con quattro anni di ritardo. Il Tar di Brescia in verità aveva già accolto nel 2008, aveva già detto che il piano stravolto era da rifare. Però i cavatori accontentati dalla Regione e scontentati dal Tar, si erano appellati al Consiglio di Stato. Che aveva rispedito al mittente. Che ora ha deciso. E, con tutto il cuore, speriamo una volta per tutte.

Claudia Mangili
Fabio Florindi

e.roncalli

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