Sabato 26 Gennaio 2013

Soluzioni immediate per gli sfollati
Longuelo, sotto esame il tubo del gas

È stata trovata a tempo di record una sistemazione per i condomini della palazzina di Longuelo rimasti senza casa dopo l'esplosione di giovedì. Il Comune di Bergamo, in particolare l'assessorato ai Servizi sociali, non appena avuta la notizia delle otto persone sfollate, ha cercato una soluzione abitativa temporanea (in grado di accogliere tutti immediatamente) e in attesa di quella definitiva.

Particolare attenzione è stata riservata alle persone più anziane: le sorelle Ermenegilda e Pierina Angioletti, 86 e 81 anni, la cognata Irma Perico, 87 anni, e Osanna Morelli, 80 anni, hanno trascorso la prima notte da alcuni parenti, ma già quest'oggi potrebbero spostarsi in un appartamento. «Ci siamo attivati subito – spiega l'assessore Leonio Callioni per essere utili sia per le pensionate, sia per i giovani. Sapevamo che le donne non avrebbero potuto passare molti giorni dai parenti, quindi ci siamo dati da fare. In particolare, il consorzio Acli Ribes ha dato propria disponibilità ad accoglierle in un'abitazione che negli scorsi mesi è stata ristrutturata e arredata per un progetto futuro di residenzialità protetta».

Ha dormito dalla madre invece Massimo Corsello, mentre all'armeno Hrant Harutyunyan, 27 anni, e a Luciano Damiano, 40 anni è stato assegnato un alloggio temporaneo al Patronato San Vincenzo di via Gavazzeni. Una stanza ha due posti letto e così potrà accogliere anche l'ultimo sfollato, un ragazzo originario del Marocco, che al momento dello scoppio si trovava per lavoro a Genova. Il pendolare ha appreso la notizia dalla stampa.

Intanto il fasciolo aperto dalla Procura dopo lo scoppio resta aperto a «modello 45», senza indagati né ipotesi di reato, in attesa di poter interrogare i due coniugi e di avere una relazione dettagliata sull'esplosione.

Non è facile, per il sostituto procuratore Letizia Ruggeri, far luce sulle cause dello scoppio della palazzina a Longuelo: i vigili del fuoco giovedì mattina hanno sequestrato e consegnato alla polizia Scientifica il tubo – ancora integro – che collegava la condotta del gas dal muro al piano cottura della cucina. Il tubo d'acciaio non presentava rotture: ha una filettatura di circa un centimetro e le uniche anomalie erano due piccole tacche sul dado e due guarnizioni al posto di una. Questo però può significare molte cose: il tubo potrebbe essere stato svitato di proposito oppure – ma pare un'ipotesi molto meno probabile – essersi staccato in seguito all'esplosione. Nel caso fosse stato svitato da Enio Gritti, che si trovava in cucina al momento dell'esplosione, non è possibile sapere se lo abbia fatto per ripararlo oppure con l'intento di togliersi la vita. Ma anche in questo caso i dubbi sono molti.

Le condizioni di Enio Gritti e Marianna Raccagni restano molto gravi: lui è ricoverato al centro grandi ustionati dell'ospedale di Verona e lei nel reparto di Rianimazione del centro grandi ustionati di Parma. La prognosi, per entrambi, resta riservata e sono in pericolo di vita, date le loro già problematiche condizioni di salute.

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a.ceresoli

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