Venerdì 01 Febbraio 2013

L'omicidio di Villa di Serio
Per il killer quattro vie di fuga

Capanni di caccia, cartucce tra i rovi, sentieri che muoiono spesso tra prati scoscesi. E poi, alberi nudi come candelabri, orme di volpe, letti di foglie viscide, fango, neve, echi di motoseghe lontane, persino una vecchia corriera come nel film «Into the wild».

Se l'assassino di Agostino Biava venerdì sera s'è fatto inghiottire da questi boschi cedui che dal cascinetto Pigna scivolano giù alla Tribulina di Scanzo, a Gavarno di Nembro e a Villa di Serio, non deve aver avuto vita facile, nemmeno se era uno del posto.

I carabinieri che indagano sulla morte dell'allevatore freddato alle 19,30 con un colpo di fucile mentre usciva dalla stalla, sabato scorso hanno compiuto sopralluoghi nella zona, a caccia di indizi. Giovedì siamo tornati in questi boschi che forse hanno custodito la fuga dell'assassino e, dopo una perlustrazione di ore, abbiamo individuato quattro possibili vie di fuga.

Verso la Tribulina - L'ipotesi che riscuote più credito tra gli inquirenti è che l'omicida sia scappato in auto lungo via Pomarolo, la strada che dal cascinetto scende al rondò della Tribulina di Scanzo, l'unica percorribile con una vettura.

Verso le Caselle - Fuggire a piedi in direzione opposta alla Tribulina era decisamente più faticoso e avventuroso, ma forse più sicuro. Dando per scontato che i carabinieri sarebbero giunti in auto, e dunque obbligatoriamente dalla Tribulina, lasciarsi alle spalle la frazione di Scanzorosciate significava garantirsi un buon vantaggio.

La via per Rinnovata - Il sentiero passa tra pollai e cataste di legna, perdendosi in un vigneto. Ci vuole fortuna (soprattutto al buio) o conoscenza dei posti per ritrovarlo.

Il cimitero di Gavarno - Ultimo possibile itinerario, quello di un sentiero che comincia 200 metri a nord dell'azienda agricola di Biava e termina nei pressi del piccolo cimitero di Gavarno di Nembro. Il più impervio dei tragitti presi in considerazione, che s'addolcisce solo a metà strada.

Leggi di più su L'Eco in edicola venerdì 1° febbraio

a.ceresoli

© riproduzione riservata