Venerdì 08 Marzo 2013

Il canone concordato non decolla
In città sono 5 mila le case vuote

Con la fame di alloggi che c'è, mette i brividi pensare che solo in città ci sono almeno 5.000 alloggi vuoti (su un totale di 57.528, dati censimento 2011). Si tratta, spesso e volentieri, di edifici di nuova costruzione che non riescono a intercettare la domanda.

Ma anche di alloggi nelle disponibilità di privati che non trovano conveniente (o troppo rischioso) il mercato della locazione. Sono le due facce della stessa medaglia: la crisi immobiliare. Ancora in tempi non sospetti, nel gennaio 2008, pochi mesi prima dell'esplosione della bolla immobiliare negli Usa, il Comune di Bergamo lanciò l'Agenzia per la casa per promuovere l'utilizzo del canone moderato.

Nelle intenzioni di Palafrizzoni c'era la volontà di dare una frenata all'esodo nell'hinterland e di spronare i locatori indecisi a mettersi sul mercato a prezzi più sociali, ma con incentivi e garanzie da parte del Comune, che aveva investito nell'impresa 150 mila euro.

A cinque anni di distanza, il canone concordato resta la cenerentola dei contratti d'affitto: irraggiungibile per chi è stato tagliato fuori dalla crisi economica (ed è un pubblico sempre più numeroso), è stato letteralmente azzoppato dalla conferma dell'Imu per le seconde case e dalle ultime novità fiscali: la cedolare secca e il taglio della deducibilità dall'Irpef.

La prima, stabilendo una forbice d'aliquota di soli due punti percentuali (da 21 a 19) tra canone libero e concordato, azzera di fatto il vantaggio nella scelta del secondo; l'ultima stretta fiscale per l'anno 2013, invece, facendo precipitare dal 15 al 5% la deduzione forfettaria dall'Irpef, rende meno efficace lo sconto previsto per chi affitta a canone concordato. Insomma, a dare una mano alla crisi ci hanno messo del loro i governanti.

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m.sanfilippo

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