Venerdì 17 Maggio 2013

Mozzo, la compagna di Flavio
«È un errore giudiziario»

«Voglio dire a tutti che il mio compagno Flavio è innocente, che è vittima di un errore giudiziario». A parlare è Lorenza, la compagna di Flavio Tironi, arrestato lunedì a Rio De Janeiro - dov'era latitante - per l'omicidio della madre, Gemma Lomboni, avvenuto nell'agosto del 1994. Su Tironi - in Brasile da quasi 5 anni - pende una condanna a 22 anni di carcere.

Il tono è quello di una donna disperata. «Favio è stato arrestato lunedì pomeriggio, qui nella nostra abitazione a Rio de Janeiro. S'è fatto prendere, ha abbracciato Mattia (il figlio di 4 anni - n.d.r.) e me, poi se ne è andato. I poliziotti sono stati molto delicati. A mio figlio hanno detto che dovevano riportare papà in Italia per motivi di lavoro».

Flavio voleva consegnarsi, ma stava aspettando il nullaosta all'espatrio per il figlio. «Sì, stiamo ancora facendo la documentazione. Io sono disperata. Lui voleva tornare in Italia per riaprire il caso. Ci sono tante cose che non tornano. È innocente».

Flavio ha chiesto di essere espulso: «L'espulsione è pratica più veloce dell'estradizione. Spero che lo mandino in Italia prima possibile. E spero che dal carcere esca vivo. Non c'entra nulla e ha una famiglia».

In questi cinque ha lavorato «saltuariamente, non era facile senza il permesso di soggiorno. Ultimamente faticavamo a campare, ma eravamo una famiglia unita. Adesso che faremo io e mio figlio?».

Anche la zia di Flavio, Carola Tironi, è amareggiata. «Era da un anno che stava facendo le pratiche con la famiglia per tornare in Italia - dice la donna -. Voleva costituirsi, anche se è innocente, ma voleva regolarizzare il figlio, perché potesse espatriare insieme alla moglie».

«È innocente - ribadisce la zia - e se ora gli succede qualcosa, tutte le persone che non hanno fatto nulla per aiutarlo lo avranno sulla coscienza». La donna è preoccupata perché le carceri brasiliane non godono di buona fama: «Preghiamo Dio perché esca vivo da lì e non vediamo l'ora di riabbracciarlo».

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a.ceresoli

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