Giovedì 27 Giugno 2013

Niki, due telefonate dal Brasile
Il console al papà: caso seguito

Sono arrivate mercoledì, addirittura due e per una durata complessiva di quasi un'ora, le telefonate dal Brasile che Antonio Pignataro avrebbe però voluto ricevere mesi fa, prima del processo in primo grado che si è concluso, nei giorni scorsi, con la maxi condanna a 144 anni complessivi di carcere ai quattro brasiliani ritenuti autori dell'omicidio di suo figlio Nicholas, ucciso il 17 maggio 2008 vicino a Maceiò.

A chiamare Pignataro, che ha appreso del processo e delle condanne da internet e da una giornalista brasiliana che lo ha chiamato chiedendogli come mai non fosse laggiù, ieri è stato il console italiano a Recife in persona, Angelo Maria Biccirè. Il rappresentante dello Stato ha rassicurato Pignataro sul fatto che le autorità italiane locali hanno seguito passo per passo il processo contro gli autori dell'omicidio del figlio. «Soprattutto mi ha garantito che, d'ora in avanti, provvederanno a informarmi sugli eventuali sviluppi - spiega il papà di Niki -: per esempio, se dovesse esserci una nuova udienza, oppure l'Appello, ho chiesto di essere avvertito con un certo preavviso in modo che possa raggiungere il Brasile ed essere presente. Ringrazio anche l'ex console Massimiliano Lagi, ora a Roma, per la vicinanza dimostrata anche in questa circostanza, anche ben oltre il semplice dovere professionale».

A Pignataro è stata anche garantita una tutela legale per ottenere eventuali chiarimenti sul codice di procedura penale brasiliano. Non ha invece ancora deciso se costituirsi o meno parte civile: «Ho saputo che si può fare anche dopo la sentenza, ma onestamente non ci ho ancora pensato - sottolinea il papà di Nicholas -: lo valuterò in seguito assieme all'avvocato Piero Pasini, che mi segue qui in Italia. L'importante è che chi ha ucciso Nicholas sia stato condannato e che ora io possa essere informato, a differenza di quanto non avvenuto prima, di quello che accade in Brasile sulla vicenda».

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo del 27 giugno

fa.tinaglia

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