Lunedì 29 Luglio 2013

«Cattiva strada», Comuni in campo
E c'è una raccolta di firme a Casnigo

È sempre alta l'attenzione in Val Gandino per la «provinciale maledetta» che da Fiorano sale verso Leffe, in territorio di Casnigo, teatro domenica scorsa di un incidente fra due moto nel quale sono rimasti gravemente feriti tre giovani.

Le condizioni del ventitreenne che viaggiava su una Kawasaki ZX6R e quelle del ventunenne di Leffe e della diciottenne di Pradalunga che salivano in valle a bordo di una supermotard Suzuki appaiono stabili: sono stati dichiarati fuori pericolo. I due ragazzi più giovani hanno riportato ciascuno l'amputazione di buona parte del piede sinistro e numerose altre ferite, mentre l'altro giovane è ricoverato al San Raffaele di Milano dove venerdì è stato operato per la ricomposizione di fratture e lacerazioni riportate a un braccio e a una gamba.

Al di là della dinamica dell'incidente, ancora al vaglio dei carabinieri di Fiorano e dei periti, in Val Gandino è alta l'attenzione sulla pericolosità di quei pochi chilometri di strada, certificata da un'incredibile sequela di incidenti (in molti casi anche mortali) ripetutisi negli anni.

La competenza è della Provincia e il tema resta quello delle risorse che mancano e delle lentezze burocratiche. Appena due settimane fa, lunedì 8 luglio, la Giunta provinciale ha approvato un piano di oltre 2.200.000 euro per la messa in sicurezza di molte strade della Bergamasca. «I progetti deliberati - ha però precisato l'assessore alla Viabilità Giuliano Capetti - non hanno copertura. Per finanziarli puntiamo alla vendita delle azioni della Serenissima».

Un primo fatto concreto è stato annunciato da Giuseppe Carrara, sindaco di Leffe, che conferma per martedì 6 agosto una tavola rotonda con i Comuni di Casnigo, Gandino, Peia e Cazzano Sant'Andrea per agire «presto e subito» come molti si sono ripromessi di fare all'indomani dell'ennesimo incidente.

A muoversi attraverso internet anche il «Comitato amici delle vittime della Provinciale 42». «Alcuni giovani si sono organizzati liberamente - segnala il fondatore, Carlo Picinali - raccogliendo firme per chiedere la messa in sicurezza di quella che definiamo la "Cattiva Strada"».

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m.sanfilippo

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