Domenica 29 Settembre 2013

Ruggeri: raffica d'interrogatori
Era nei guai per frode fiscale

La caccia agli assassini di Gian Mario «Jimmy» Ruggeri prosegue senza sosta. Nella caserma dei carabinieri di via delle Valli gli inquirenti, guidati dal pm Carmen Pugliese, proseguono gli interrogatori di amici, parenti e conoscenti per cercare di individuare i killer, o per lo meno l'ambiente dal quale potrebbero venire.

Intanto si stanno raccogliendo e vagliando tutti i filmati delle telecamere delle aziende della zona: esaminando le immagini riprese subito dopo la fuga in moto, si cerca in particolare di leggere la targa del mezzo.

Il prossimo 11 ottobre Gian Mario «Jimmy» Ruggeri sarebbe dovuto comparire in Tribunale a Vicenza per l'udienza preliminare riguardante un procedimento per frode fiscale, che lo vedeva indagato dal 2008. L'idea dell'imprenditore di Telgate e dei suoi legali era quella di patteggiare la pena e chiudere definitivamente quello che, per lui, era l'ultimo procedimento ancora pendente. Proprio venerdì i suoi avvocati avevano parlato di questo con la Procura vicentina.

C'è un legame tra le vicissitudini giudiziarie (in particolare quest'ultima) e la morte di Jimmy per mano di un sicario? Qualcuno gli ha voluto chiudere la bocca, prima dell'udienza? «Non avevamo alcun sentore, tantomeno notizia, che Gian Mario Ruggeri avesse a che fare con ambienti delinquenziali che potessero dare luogo a un simile epilogo, o che fosse in pericolo per qualche ragione. Quello che gli è successo ci lascia sorpresi e colpiti». L'uccisione di Gian Mario «Jimmy» Ruggeri è un fulmine a ciel sereno per il suo legale, il professor Guglielmo Gulotta, avvocato del Foro di Milano, psicologo, psicoterapeuta, ordinario di Psicologia giuridica all'Università di Torino, titolare dello studio di cui fanno parte anche gli avvocati Pierluigi Varischi e Salvatore Pino.

Secondo Gulotta è assai improbabile che i guai giudiziari di Gian Mario Ruggeri - relativi a presunte frodi fiscali - siano il movente del delitto. «Si tratta di episodi piuttosto datati, fatti vecchi. Perché proprio adesso?». E poi Ruggeri - confermano i suoi legali - non aveva alcuna intenzione di rendere nuove dichiarazioni agli inquirenti o intraprendere iniziative che, anche solo in linea ipotetica, potessero risultare scomode a qualcuno. «No - è convinto il professor Gulotta - la sua morte dev'essere per forza legata a qualche episodio di cui noi non siamo a conoscenza e che spetterà agli inquirenti portare alla luce». Due i procedimenti a carico di Jimmy. Il primo aperto dalla Procura di Vicenza, risale al 2008 e fu denominato «Operazione chewing gum». Nelle intercettazioni telefoniche Ruggeri compariva col nomignolo di «Gambalunga». Allora trentanovenne, finì agli arresti domiciliari per una presunta frode fiscale, indagato insieme ad altri 9 imprenditori. Venne coinvolto in qualità di amministratore delegato e responsabile acquisti della «R.Polimeri» di Telgate, l'azienda del gruppo Ruggeri (il presidente era Ivan).

Secondo le accuse la società aveva beneficiato di un presunto giro di fatturazioni false che permettevano di acquistare materie plastiche a prezzi ribassati, dato che l'Iva non veniva versata dalle società fantasma appositamente costituite. Un giro di fatture fasulle che, per l'accusa, si aggirava sui 20 milioni di euro (Iva non versata per 4 milioni). L'uomo considerato la mente dell'organizzazione era il vicentino Roberto Panzarasa, di Bassano del Grappa, titolare di 5 ditte in Austria e in Slovenia, insieme a due presunti luogotenenti, Federico Lauzzana, ed Enrico Giacomini, di Udine. È col primo che Jimmy Ruggeri avrebbe avuto contatti. Gli inquirenti l'avevano intercettato mentre invitava Lauzzana allo stadio di Bergamo per Atalanta-Udinese. Secondo la Finanza in quell'occasione i due avevano definito le modalità per sviare controlli e indagini. È per questo procedimento che fra pochi giorni (l'11 ottobre) Ruggeri sarebbe dovuto comparire davanti al giudice di Vicenza. Un anno dopo l'imprenditore fu arrestato insieme ad altre otto persone (era il 31 marzo 2009) dalla Guardia di Finanza di Milano con una nuova accusa di frode fiscale, nell'ambito dell'operazione «Master Mountain».

Imprenditori del settore delle materie plastiche, secondo le accuse, avevano frodato il fisco tramite un giro di false fatture, per un volume d'affari di 300 milioni di euro e Iva mai versata per 150 milioni. Ma questo procedimento si era già chiuso per Ruggeri: aveva patteggiato 10 mesi e 20 giorni, in accordo con i pm di Milano, ed era stato affidato ai servizi sociali: prestava servizio alla comunità Shalom di Palazzolo sull'Oglio, per il recupero dei tossicodipendenti. È dunque nei guai giudiziari che si deve cercare il movente dell'omicidio di Jimmy, o altrove? C'è un legame tra il delitto e l'udienza prevista fra pochi giorni? È quello che i carabinieri cercano di scoprire.

fa.tinaglia

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