Lunedì 30 Settembre 2013

Sensori wireless per il parcheggio
La mobilità futura sta in tasca

Si scrive smart, si legge facile. La città 2.0 è anche frutto della crisi e di risorse pubbliche sempre più risicate. E così dalla due giorni torinese dello «Smart mobility world» esce un quadro low profile: niente di trascendentale dal punto di vista tecnologico, un occhio di riguardo semmai a problemi pratici.
Non è tempo di macrosistemi o visioni complesse, ma di coniugare efficienza e costi della quotidianità. E così, sbirciando tra gli stand, la fanno da padrone soluzioni per il controllo della sosta e dei varchi e l'e-ticketing, ovvero la bigliettazione elettronica. Tutto in nome del cittadino e di una città sempre più a sua misura, ma in realtà c'è anche un problema di vil pecunia: l'evasione è sempre più in aumento sui mezzi pubblici, e sul versante delle Ztl e affini le amministrazioni pubbliche non disdegnano di portare a casa qualche soldino.

Tra sensori e dematerializzazione
Piccolo e interessante particolare: il 30% del traffico urbano sapete da chi è originato? Da automobilisti alla ricerca (spesso disperata) di un parcheggio. Anche su strada. Per questo motivo la pisana Kiunsys ha messo in commercio un sensore wireless da collocare nello stallo: un modello molto più avanzato rispetto ai precedenti, senza necessità di elaborate operazioni d'installazione. Indica se il posto è libero, invia l'informazione ai pannelli d'infomobilità così da evitare congestioni inutili. A pensare che a Bergamo manco ci sono i pannelli, un po' viene da piangere...
La chiave di volta è passare da un sistema reattivo ad uno proattivo: proporre quindi, e non reagire ad una situazione. Nella gestione del traffico, con sistemi sempre più raffinati e capaci di capire in anticipo le conseguenze di flussi di traffico anomali, ma anche della sosta, ottimizzando costi e introiti. Basti pensare che le semplici operazioni di gestione di un parcometro costano all'amministrazione comunale 3 euro al giorno. Per ogni giorno e ogni parcometro.
E così le proposte vanno nella direzione di una dematerializzazione, tutto gestito via smartphone. Fantascienza? Mica tanto, cercate on line app come Mycicero e simili, sono già disponibili. E a Bologna, Ancona o Pisa consentono il pagamento della sosta effettiva (cioè i minuti veri...) in tempo reale. Ma anche di prolungare la durata senza dover disperatamente correre alla ricerca del parcometro. E delle monetine. Dulcis in fundo, ci sono app che suggeriscono promozioni turistiche e commerciali in base alla posizione registrata: e ogni visualizzazione fa guadagnare crediti di sosta.

La profilazione dell'utente
Un'offerta che tende sempre più ad essere personalizzata, una profilazione dell'utente che consente di offrire servizi aggiuntivi via via più mirati. In ogni campo. A Venaria Reale dal 2008 c'è l'Asm Card, che per ogni bottiglia o lattina riciclata carica 2 centesimi spendibili in servizi della società, ma anche nelle farmacie comunali o nei supermercati convenzionati.
Strumenti che consentono di ridurre del 60% il tempo che i cittadini passano agli sportelli: come la carta Ecowallet nata proprio dall'esperienza di Venaria Reale. Un'unica tessera per più funzioni in ambito comunale: dalle biblioteche ai trasporti, dal borsellino elettronico ai servizi dell'ambiente. Tutto in tasca. Peccato solo che nel Belpaese c'è sempre da mettere d'accordo una moltitudine di soggetti. E che tessere capaci d'integrare più gestori dei trasporti vengano fatte passare come traguardi storici. Dimenticando, per esempio, che a Londra il complesso sistema dei trasporti è gestito da decine di soggetti diversi, ma nessuno prescinde dall'utilizzo di quel passepartout che è la Oyster card. Il miglior esempio del settore, compagna di viaggio di ogni londinese, capace di mettere d'accordo tutti, persino l'arzigogolato mondo delle ferrovie post liberalizzazione (svendita...) thatcheriana. Ma in Italia non ci accontentiamo di copiare, dobbiamo fare meglio: per questo probabilmente arriviamo sempre dopo.

Un futuro sempre più smart
Di certo il futuro che ci attende sarà comunque un po' più smart: con telecamere a sorvegliare Ztl e capaci di creare white list dinamiche, alla bisogna. Se per una volta devi entrare chiedi l'autorizzazione on line e il sistema ti riconosce senza tante storie. Sono già in funzione a Verona: roba che pensando al casino di Bergamo... Sistemi sempre più raffinati sul versante della contraffazione dei permessi, capaci con sistemi Rfid-Uhf di leggere fino a 6 metri di distanza e con velocità di 90 all'ora.

E le auto elettriche? Ecco, qui la situazione si complica. In Francia hanno fatto un paio di calcoli dei veicoli che potevano davvero servire: 100 mila in tutto il Paese. E hanno dato il via ad un Piano nazionale ad hoc. In Gran Bretagna il fabbisogno è stato calcolato in 30 mila unità. E in Italia? Mah, stabilito che un veicolo elettrico costa 5.000 euro in più di uno tradizionale, tra energia, manutenzione e costi vari lo si ammortizza però prima. Ma c'è il ma: le accise sulla corrente sono nettamente inferiori a quelle sui carburanti. Quindi per le casse statali è una perdita secca. Vogliamo scommettere come finirà? Commenta sul blog de L'EcoLab

Dino Nikpalj

r.clemente

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