Sabato 12 Ottobre 2013

La Cina sbarca in viale Papa Giovanni
Sarà un bar, negozi orientali in crescita

Sono avanzati piano piano, ma alla fine i cinesi sono arrivati nel cuore di Bergamo, sul viale Papa Giovanni, dove a breve aprirà un locale. Con buona probabilità si tratterà di un bar, e prenderà il posto di un negozio di prodotti di bellezza. Ad annunciare i lavori in corso - oltre che il frenetico viavai di persone di nazionalità cinese - un cartello apposto sulla vetrina, dove sono indicati gli estremi di un permesso del Comune per dei lavori di manutenzione ordinaria. È qui che si legge a chiare lettere sia il nome del titolare che dell'esecutore delle opere (con sede a Milano), inequivocabilmente di origini asiatiche.

Fino ad oggi gli imprenditori cinesi non si erano spinti così vicini al centro, il bar gestito da asiatici più vicino è accanto alla stazione della Teb, lontano dalle atmosfere da salotto cittadino del viale. Un tentativo di approdo c'è stato nel lontano 2006 in via Sant'Orsola, attività che ha chiuso dopo soli sei mesi di vita. Ma evidentemente il popolo cinese non si arrende facilmente, tant'è che sarebbero in corso trattative per l'affitto di un locale in via XX Settembre.

L'apertura in viale Papa Giovanni non sorprende più di tanto gli addetti ai lavori, che conoscono i numeri dell'«invasione cinese» a Bergamo. Il boom è esploso negli ultimi due anni, con quasi cento attività aperte tra il 2012 e il 2013: «Dal 2009 ad oggi sono state registrate 143 nuove attività, di cui 42 nel 2012 e 44 solo nei primi mesi del 2013, praticamente quattro al mese, una crescita esponenziale - commenta Oscar Fusini, vicedirettore di Ascom -. Sono distribuiti in tutta la provincia, con una concentrazione in città e nell'hinterland. In totale sono 204 attività, di cui 45 solo in città, divise in 25 bar-ristoranti, 5 negozi di alimentari e 15 negozi non alimentari. I cinesi sono entrati anche nel settore tabacchi, in provincia ci sono due attività».

Ad aprire nuovi negozi, una seconda generazione di immigrati, più attenti alla qualità e all'estetica: «Questa ondata di cinesi è completamente diversa dalla prima - sottolinea Fusini -. Molto spesso sono cresciuti in Italia, conoscono bene la lingua, le abitudini e i gusti degli italiani. L'offerta commerciale è "italiana" ed è 7 giorni su 7. Lavorano molto e sono disposti a gestire anche attività che rendono poco».

A conoscere molto bene i cambiamenti in atto nel mercato asiatico, è chi è impegnato nel settore immobiliare. È da lì che passano le fluttuazioni di domanda e offerta, dati che fanno dei cinesi gli unici attori attivi in un mercato completamente fermo. «I cinesi sono arrivati 20 anni fa con la ristorazione - spiega Gianfederico Belotti direttore di "Case&Terreni" -. Poi hanno aperto ristoranti giapponesi, con elementi di cucina italiana. Ormai servono i nostri vini, acque e persino i nostri pesci, penso alle sarde fritte per esempio. Ultimamente i cinesi si rivolgono al settore dei bar, perché è lì che trovano il guadagno».

Le ultime attività aperte in città cercano di avvicinarsi al gusto italiano, creando un appeal intorno al prodotto: «La merce venduta dai cinesi non rientra nei gusti dei bergamaschi - continua Belotti -. Nel caso dell'abbigliamento, i bazar vendono soprattutto agli stranieri, mentre gli italiani preferiscono andare nei centri commerciali. In alcuni casi però i cinesi cercano di avvicinarsi ai nostri gusti, con arredi curati e di design». Il mercato immobiliare vede positivamente il piglio imprenditoriale dei cinesi: «Per fortuna che ci sono loro a vivacizzare il settore commerciale - conclude Belotti -. È un popolo estremamente positivo che lavora, lavora e lavora».

fa.tinaglia

© riproduzione riservata