Crollo di Genova, i bergamaschi sul ponte «In colonna, urlavano di tornare indietro»

Crollo di Genova, i bergamaschi sul ponte
«In colonna, urlavano di tornare indietro»

Le testimonianze dei bergamaschi scampati alla tragedia di Genova: «Ci siamo fermati in colonna poco prima del baratro».

«Trent’anni fa, tornando dalla Germania, un tassista al quale avevo appena confidato di abitare a Genova, mi disse: “Genova, sì, dove c’è quel ponte che fa paura”. Giglio Reduzzi è originario di Ponte San Pietro, ma a Genova vive ormai da quasi 40 anni. Il ponte che «fa paura» è lo stesso che è crollato martedì 14 agosto: «Se ne parlava già allora – dice –, è sempre stato considerato troppo avveniristico e qui in città la convinzione della gente è che fosse stato costruito con materiali scadenti. È la voce del popolo, quello che tutti pensano, ma che nessuno ha il coraggio di dire». Giglio Reduzzi, al momento della tragedia, era a casa, a Nervi, pochi chilometri in linea d’aria dal luogo dell’accaduto: «L’ho fatto per tanti anni due volte al giorno, per andare e tornare dal lavoro, allo stabilimento della Piaggio, vicino all’aeroporto – racconta –. Oggi mi chiedo cosa succederà a Genova nei prossimi anni: un’alternativa non riesco neppure a immaginarla, sarà senz’altro un colpo mortale per la città e per la sua economia».

«L’ho percorso sabato per l’ultima volta, tornando da un viaggio in Francia. Era una delle strade di connessione principali per la città e vedere quelle immagini in televisione, per me, è stato uno choc». A parlare è un’altra bergamasca, Anna Daneri, curatrice d’arte contemporanea, da tempo residente a Genova, ma ancora oggi legata a Bergamo, sia per lavoro (collabora con la Gamec), sia per la presenza in città di alcuni familiari. «La sensazione è quella di una tragedia immane che ha colpito una città che, per certi versi, è già isolata – dice –. Questo fatto contribuirà a isolarla ancora di più. C’è tanta rabbia nel pensare a un ponte che da tempo era davvero malconcio e al quale sarebbe servita una manutenzione più costante».

Laura Palazzini è un’amica di Anna Daneri: lei è genovese e al momento del crollo su quel ponte c’era: «Lo avevo appena imboccato, fuori dalla galleria, quando ci siamo fermati in colonna – racconta –. Dopo un attimo ho visto arrivare gente di corsa che urlava: ci dicevano di tornare indietro, perché era crollato tutto».

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