Incubo slot: ci cadono i pensionati
«La mia schiavitù per dieci anni»

Dieci anni passano veloci come il rullio delle slot machine. O lenti, terribilmente lenti. E che fatica uscire da una dipendenza che ti toglie la dignità. I dieci anni di Pietro sono quelli che la malattia del gioco d’azzardo gli ha rubato.

Dieci anni passano veloci come il rullio delle slot machine. O lenti, terribilmente lenti. E che fatica uscire da una dipendenza che ti toglie la dignità. I dieci anni di Pietro sono quelli che la malattia del gioco d’azzardo gli ha rubato. Una beffa, quella vincita - la prima vincita alla prima giocata, un classico - al bar: 117 mila lire piovuti così, all’improvviso, dopo essersi giocato duemila lire di monetine.

Oggi Pietro non è più nonno slot: è il «nonno doc» del gruppo di auto mutuo aiuto dei Giocatori anonimi di Grassobbio. «Ci vado un po’ poco ormai, ma ogni volta mi rendo conto che raccontarmi è utile a molti», spiega. Lui ha 80 anni e averlo trovato è stata una coincidenza significativa.

Nella Bergamasca parte un’indagine, la prima indagine in Italia sul gioco d’azzardo e la popolazione anziana, e Pietro è qui a raccontare la sua storia di giocatore compulsivo, vissuta e patita proprio negli anni che racchiudono il target della ricerca del Cnr.

Anche Pietro, ottant’anni tondi tondi, di Caravaggio, ha saputo dell’inchiesta che giudica «senz’altro molto utile». Lui non ha problemi a svelarsi, «tanto tutti sanno che giocavo. Diciassette anni fa sono entrato in un bar e ho vinto 117 mila lire. Ci sono tornato, ho cambiato bar, poi altri ancora, spendendo sempre più soldi, fino a un milione di lire al giorno e ho toccato il fondo». Il fondo Pietro dice di averlo toccato quando ha dovuto entrare in banca non più soltanto per prelevare, ma per chiedere prestiti.

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