Giovedì 29 Maggio 2008

La Lega polemica:«Niente kebab in Città Alta»

«Non è il massimo per un turista in gita a Bergamo scendere dalla funicolare che arriva al borgo medievale e ritrovarsi incredibilmente a Marrakech. Quale peggior biglietto da visita per chi arriva in Città Alta!». Queste le dichiarazioni di Silvia Lanzani, consigliere comunale di Bergamo della Lega Nord, in relazione al kebab che sta venendo posizionato in angolo tra piazzetta del Mercato delle Scarpe e piazza Angiolini, e che a detta degli esponenti bergamaschi della Lega Nord andrà irrimediabilmente a spersonalizzare la tipicità del borgo medievale. «Subito dopo il suo insediamento – prosegue ironizzando la padana - la giunta Bruni ha tolto i cartelli d’ingresso in dialetto bergamasco, e ora decide di posizionarne uno molto più particolare nel cuore del centro storico». La Lega Nord non digerisce affatto il kebab in Città Alta. A rincarare la dose sulla questione ci pensa, infatti, Daniele Belotti, consigliere regionale Lombardia e presidente della Commissione Sport e Cultura della Regione: «Bisogna assolutamente che venga predisposto un piano commerciale che salvaguardi la tipicità dei borghi storici. Posizionare un fast-food, un kebab oppure un ristorante cinese in un contesto antico così pregiato, dove si è attenti addirittura al colore delle tende dei negozi, pregiudica la bellezza e l’immagine tipica della nostra città».Anche l’onorevole Giacomo Stucchi, bergamasco, deputato Segretario di Presidenza, non vede questa possibilità di buon occhio: «Sono totalmente contrario. Abbiamo proprio ripresentato all’inizio della XVI legislatura un ddl atto al mantenimento delle culture locali nei borghi antichi. Se fosse già diventato legge – conclude l’onorevole - non staremmo nemmeno qui a perdere tempo con i commenti». Chiude la carrellata delle dichiarazioni l’onorevole Ettore Pirovano: «Chiunque oggi voglia aprire un bar, una paninoteca, un Mc Donald, ha assolutamente bisogno di licenze e deve soggiacere a una serie di norme di sicurezza. Facciamo verifiche per la qualità dei panini americani, francesi, laziali, romagnoli e via dicendo, e non capisco perché la stessa cosa non si faccia anche su quelli arabi. Non si può fare quello che si vuole così a caso – conclude il deputato – è lesivo della libertà di commercio e della libera concorrenza». (29/05/2008)

a.ceresoli

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