La mamma: «L'hanno trattato
bene e tornerà presto»

Il Ministero degli Esteri ha confermato che Giuseppe Canova, l'artigiano bergamasco rapito nel sud-est della Nigeria lo scorso 6 aprile, è stato liberato. La Farnesina ha ringraziato le Autorità nigeriane per la fattiva collaborazione che ha consentito la soluzione positiva della vicenda, preservando l'incolumità del sequestrato.

L'Unità di Crisi del Ministero degli Esteri, coordinando l'azione della nostra Ambasciata ad Abuja, del Consolato generale a Lagos, e agendo in stretto contatto con le autorità nigeriane, ha seguito costantemente lo sviluppo del rapimento, mantenendo in maniera continua i contatti con i familiari del connazionale sequestrato.

A Castione della Presolana, dove abita Canova, la telefonata alla mamma Teresa Tomasoni è arrivata all'alba di mercoledì e sono stati i colleghi di lavoro di Giuseppe Canova a darle la lieta notizia: "Sì, ho sentito prima loro e poi Giuseppe per telefono - ha raccontato la donna -, sta bene, mi ha detto che l'hanno trattato bene, ma non chiedetemi come l'hanno liberato e se sia stato pagato un riscatto, non so nulla. L'importante è che sia libero, tornerà a casa tra qualche giorno e quando lo rivedrò sarò ancora più felice". Tutta Castione si era stretta intorno a Teresa Tomasoni e in particolare il sindaco Vittorio Vanzan ha sempre mantenuto i contatti con la Farnesina.

L'onorevole Gregorio Fontana, segretario di Presidenza della Camera e deputato bergamasco del Popolo della Libertà, ha dichiarato: "Il governo ha condotto con grande discrezione ed efficacia la sua azione per la liberazione di Giuseppe Canova, mantenendo un costante contatto con la famiglia. Un ringraziamento e la gratitudine dei bergamaschi al Ministro Franco Frattini e a tutti i funzionari del Ministero degli Affari Esteri che, tramite l’unità di crisi e le nostre sedi diplomatiche sul posto, hanno reso possibile la conclusione positiva del sequestro".

Giuseppe Canova era stato rapito il 6 aprile, verso le 18,30, da un commando di rapinatori che lo aveva fermato mentre era in auto con un collega. Da quel momento nessuno aveva avuto più notizie dell'artigiano, ma l'Unità di crisi della Farnesina aveva subito aperto i negoziati con i rapinatori agendo con la massima segretezza per non compromettere l'esito dell'operazione. Che si è felicemente risolta.

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