«Sembra che dormano in pace»
Il bacio di Alberto ad Alessia ed Eli

«Sono riuscito a salutare con un bacio Elisa ed Alessia che sembravano dormire in pace, ho potuto toccare e baciare la mia scricciolina per l'ultima volta». Alberto Calderoli scrive dell'incontro con la moglie Alessia e la piccola Elisa, ora nella camera ardente.

«Sono riuscito a salutare con un bacio Elisa ed Alessia che sembravano dormire in pace, ho potuto toccare e baciare la mia scricciolina per l'ultima volta tra mille lacrime insieme ai nonni». Alberto Calderoli scrive con commozione e grande dolore in Facebook dell'incontro con la moglie Alessia e la piccola Elisa, ora nella camera ardente allestita a Monterosso. «Come ogni sera ti auguro buona notte dolce angioletto - sono le sue parole sulla sua pagina on line -. In questi giorni sto scoprendo quanto il calore umano aiuti e quanto costi poco tante volte donare un sorriso e un po' di aiuto senza essere invadenti. Sto continuando a ricevere telegrammi, ma soprattutto messaggi di persone che mi danno consigli e conforto: moltissime volte scoppio a piangere di commozione perchè toccano l'animo, specialmente se inviati da persone che hanno passato o stanno atttraversando situazioni simili o anche peggiori della mia e dei miei familiari».

Alberto manda anche un appello e un augurio: «A tutti loro non posso far altro che augurare di trovare la stessa forza incredibile che mi state trasmettendo unita ad un abbraccio sincero - scrive -. Sto cercando in ogni modo di trovare un qualcosa di positivo che possa uscire da quest'esperienza così devastante, apparentemente colma di dolore ora, e piena di preoccupazioni ed ansie prima».

Poi in stampatello aggiunge, come a rimarcare un concetto più volte espresso da Calderoli in questi ultimi giorni: «Il calore umano ha sicuramente effetti enormemente positivi ed è un aiuto importante, ma purtroppo non cura la mente malata (disfunzione chimica). Il sistema deve avere strumenti che possano intervenire in aiuto di chi non può capire di essere malato e quindi volersi curare. Ci sono segnali che possono dare subito spunto ad interventi obbligati per salvaguardare vite, non per ulteriori inutili tragedie. C'è troppa gente che soffre di queste situazioni e si può migliorare o guarire senza morti inutili».

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