L'artigiano rapito in Nigeria

Sarebbe in buone condizioni di salute Giuseppe Canova, l'artigiano di 44 anni di Castione della Presolana che lunedì 6 aprile è stato rapito in Nigeria da un gruppo di malviventi. La notizia è stata battuta giovedì dall'agenzia di stampa Agi, in contatto con fonti italiane che stanno trattando per il rilascio del bergamasco. Dal momento del sequestro, infatti, sono partite le trattative tra le autorità italiane, quelle nigeriane e i rapitori: il commando in cambio della liberazione del bergamasco ha chiesto un riscatto di 150 milioni di naira, la moneta nigeriana, cioè circa 650 mila euro. In questo momento i negoziatori cercano di evitare azioni di forza da parte della polizia locale per scongiurare qualsiasi pericolo per il quarantaquattrenne di Castione. L'ostaggio, a quanto si è potuto apprendere dalla Nigeria, dovrebbe trovarsi non distante da Abakakili, la capitale dello stato di Ebonyi, nel Sud-Est della Nigeria, dove lunedì è avvenuto il sequestro. In tutta la zona le forze dell'ordine nigeriane hanno organizzato numerosi posti di blocco.

PARTITO TRE MESI FA
Nel frattempo la notizia del rapimento di Giuseppe Canova si è diffusa a Castione della Presolana, dove l'artigiano è conosciuto e dove non solo i familiari, ma anche i conoscenti e gli amici seguono con apprensione la vicenda. «Non sappiamo quasi nulla di quello che è successo - spiega la sorella Graziella -: pur essendo preoccupati, affrontiamo la situazione con fiducia e speriamo che Giuseppe possa tornare a casa presto». L'ultimo contatto dell'artigiano con la famiglia è stato lunedì alle 17, quando ha parlato al telefono con un fratello: «Durante la telefonata era tranquillo - conclude Graziella - e ha detto che stava andando al lavoro». Una cognata aggiunge: «Siamo così frastornati che non troviamo le parole, aspettiamo di avere informazioni più precise».
L'artigiano abita in paese con la madre Teresa Tomasoni, in via San Rocco 23, ed è il penultimo di otto fratelli: tra loro c'è il capogruppo degli Alpini della zona, Luigi Canova. Fino a poco tempo fa l'artigiano aveva lavorato in una falegnameria, poi a gennaio aveva accettato di partire per la Nigeria, dove lavora per la compagnia di costruzioni «Marlum Construction Company», di proprietà dell'italiano Marco Beccarelli: la compagnia si è aggiudicata l'appalto per i lavori di costruzione del Segretariato di Stato ad Abakaliki, una grande opera edilizia da oltre 57 milioni di euro. Sposato e separato, Giuseppe ha due figlie che vivono nel centro seriano con la mamma. In paese anche il sindaco di Castione, Vittorio Vanzan, sta seguendo la vicenda in prima persona, tenendosi in contatto con la famiglia e con la Farnesina: il primo cittadino in questo momento preferisce non rilasciare dichiarazioni.

IPOTESI DI UN BASISTA
Giuseppe Canova è stato rapito mentre con un collega stava viaggiando in auto dagli uffici della compagnia al cantiere. I due sono stati fermati da una banda di malviventi armati: il bergamasco è stato fatto scendere e costretto ad entrare nel bagagliaio di un'auto, mentre il collega non è stato toccato. La banda è poi fuggita in auto, proprio nel momento in cui è arrivata un'altra macchina della compagnia di costruzioni, scortata da un veicolo della polizia che non ha potuto far niente per bloccare i malviventi. I banditi, a quanto si è potuto apprendere, non si sarebbero accorti che l'artigiano aveva in tasca il telefonino: l'uomo avrebbe quindi chiesto aiuto col cellulare.
Sembra che i malviventi abbiano agito a colpo sicuro, per questo in Nigeria sospettano che i rapitori si siano avvalsi della collaborazione di un basista locale, cioè di una persona che conosceva l'attività della compagnia di costruzioni e gli spostamenti degli operatori.
In Nigeria i rapimenti degli stranieri non sono una novità, ma di solito avvengono nelle zone del delta del fiume Niger, ricche di petrolio e di gas dove operano le compagnie petrolifere.
In più di un'occasione i responsabili dei sequestri in queste zone erano stati identificati nei guerriglieri del Movimento per l'emancipazione del delta del Niger (Mend), ma i combattenti hanno negato qualsiasi coinvolgimento in questa vicenda, affermando che si tratta di un sequestro a scopo di estorsione. L'ipotesi privilegiata, dunque, è che una banda di criminali comuni della zona abbia deciso di sequestrare il bergamasco per estorcere denaro alla compagnia di costruzioni.

NEGOZIATORI AL LAVORO
Le autorità italiane e nigeriane in queste ore stanno trattando coi rapitori per ottenere la liberazione del bergamasco. In campo, oltre all'Unità di crisi del ministero degli Esteri, ci sono il console generale a Lagos, Antonio Giandomenico, l'ambasciatore italiano in Nigeria, Massimo Baistrocchi, e il governo dello stato di Ebonyi (la Nigeria è una Repubblica federale di 36 stati). «In questo momento - ha spiegato ieri il console generale, raggiunto telefonicamente - non posso fornire nessun tipo d'informazione. Le operazioni sono in corso». La Farnesina nel frattempo ha confermato di aver «attivato tutti i canali utili per perseguire la positiva soluzione del rapimento in stretto coordinamento con le autorità nigeriane» e di essere «in continuo contatto con i familiari del cittadino italiano».
Le trattative riguarderebbero, a quanto si è saputo, anche la cifra del riscatto: pare infatti che in questi casi le bande criminali siano disponibili a rilasciare gli ostaggi anche con riscatti di molto inferiori a quello iniziale.

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