L’Asse, il rondò e le code infinite
Un’agonia lunga ormai 18 anni

Cronaca di un’agonia quotidiana, quella di chi si trova a dover percorrere l’Asse interurbano direzione Ovest nelle ore di punta. Quella di chi, appena superato lo svincolo per la Fiera sa già che pochi metri più avanti lo attende l’inevitabile muro di auto ferme in coda.

Cronaca di un’agonia quotidiana, quella di chi si trova a dover percorrere l’Asse interurbano direzione Ovest nelle ore di punta. Quella di chi, appena superato lo svincolo per la Fiera sa già che pochi metri più avanti lo attende l’inevitabile muro di auto ferme in coda. Inesorabilmente.

Tutta colpa del rondò dell’autostrada, i cui malefici effetti si fanno sentire a ritroso per un paio di chilometri, bloccando auto che sarebbero dirette altrove. Un problema che si trascina da anni senza soluzioni di sorta: l’indegna «spaghettata» che fa da pessimo biglietto da visita a chiunque esca dall’autostrada al casello di Bergamo ha effetti deleteri e pericolosi sull’Asse interurbano. La coda per immettersi sul rondò provenendo da Seriate-Orio nelle ore di punta si prolunga fino al rondò di Campagnola e a volte anche oltre.

Una teoria ininterrotta di auto in doppia fila, in minima parte dirette effettivamente al rondò dell’autostrada, le altre semplicemente bloccate dalla coda, in un perverso effetto a catena. Frequenti anche i tamponamenti, conseguenza del fatto che il muro di auto si presenta all’improvviso, senza logica alcuna. Una situazione che si ripete ogni mattina nelle ore di punta, ma anche nel tardo pomeriggio e persino la domenica, quando i protagonisti sono i villeggianti milanesi di ritorno a casa. Tutti a passo d’uomo, procedendo a strappi fino allo svincolo per la folle rotatoria dell’A4, quando il traffico riprende a scorrere direzione Ovest. Un problema che si trascina dall’inaugurazione del rondò (1990) e dal completamento dell’Asse interurbano verso Seriate: era il 1996. Fanno 18 anni in coda.

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